la riflessione

La crescita del nuovo Sud, il treno per la Puglia ora comincia a tornare

Lino Patruno

Questo articolo riguarda la regione e si compone di tre fasi, nel tentativo di trovare un modo di metterle d’accordo fra loro.

Puglia, eppur si muove. Questo articolo riguarda la regione e si compone di tre fasi, nel tentativo di trovare un modo di metterle d’accordo fra loro. La prima fase illustra la situazione economica in base ai dati raccolti da una parte terza come il centro studi «The European House» Ambrosetti. Allora: nel 2023 la Puglia è stata prima al Sud (e quinta in Italia) per la crescita del Pil (il reddito prodotto). Seconda al Sud per la nascita di nuove imprese. Prima al Sud per l’investimento dei fondi della Coesione. I suoi settori trainanti per lo sviluppo sono stati l’Agritech, l’Economia del mare e la Logistica, l’Hig Tech digitale, l’Energia, la Sanità. Il suo Agroalimentare è stato primo in Italia per l’occupazione. E la Puglia è stata seconda in Italia per la crescita delle imprese dell’Economia del mare e della Logistica. Si trova al centro dei corridoi energetici del Mediterraneo ed è campione nazionale delle rinnovabili.

Ancora. La Puglia è stata prima al Sud per l’indice di valutazione della sanità regionale. L’unica in Italia per il programma di sviluppo dell’energia dall’idrogeno. Si è distinta per il rilevante contributo dell’aerospazio (col 5% dell’attività nazionale, ottavo posto per le aziende del settore). Nel 2022 (ultimi dati a disposizione) è stata terza in Italia per presenze turistiche. Dispone di un’estesa dotazione di infrastrutture, anche se non in modo uniforme per i suoi Comuni e i suoi centri produttivi.

Contemporaneamente la regione soffre di uno «stress idrico»: la disponibilità di acqua continua a essere un problema. È tristemente fra le prime in Italia per famiglie in povertà. È quart’ultima nazionale per l’occupazione femminile (in un’Italia che è ultima nell’Europa a 27 Stati). È stata inoltre sotto la media nazionale anche per l’occupazione giovanile. I suoi Neet (chi non lavora, non studia e non segue corsi di formazione) sono stati oltre il 22% (sei punti sopra la media nazionale). I suoi iscritti alle università sono calati del 22 per cento negli ultimi 12 anni. Ma sempre nelle sue cinque università gli studenti stranieri sono aumentati del 46,9%.

Rispetto a vent’anni fa i pugliesi vivono un anno in più (media 82,8) con centenari triplicati in quindici anni. L’Ipres (Istituto ricerche economico-sociali) ha calcolato che sia per il calo delle nascite che per l’emigrazione, nei prossimi vent’anni la Puglia perderà 470 mila residenti (già oggi è scesa dagli oltre 4 milioni di abitanti a 3,9): sempre più anziani (oggi un pugliese su quattro ha più di 65 anni). Secondo le proiezioni, nel 2043 Bari sarà scesa a 288.549 abitanti, Andria a 87.561, Barletta a 85.930, Brindisi a 68.541, Foggia a 132.186, Taranto a 151.995, Trani a 50.070. Vi contribuiscono i 70 mila pugliesi con meno di 39 anni che fra il 2002 e il 2023 hanno cambiato residenza andando al Nord o all’estero. In controtendenza quest’anno l’università di Lecce, con 5 mila iscritti in più anche per il carovita al Nord che ha dissuaso molti a partire (e ad essere «sfigati», come si definiscono quelli che rimangono).

Ma qui comincia la seconda fase di questo articolo. Perché i dati appena esposti danno il quadro di una situazione economica che non sarà da spumante stappato, ma sono tutt’altro che scoraggianti (nonostante tutti i problemi derivanti dall’iniquo trattamento dello Stato verso il Sud). L’idea che in questa regione non ci siano opportunità e non ci sia da fare altro che prendere un treno è in questo momento molto più infondata che in passato. E del resto avviene qualcosa che non è appariscente a livello premium, ma di sicuro avviene. Non un Controesodo, ma l’inizio di una controtendenza sì. I pugliesi che tornano sono molti di più di quanto immaginato. Cominciato con lo smart working da Covid. Continuato col lavoro davanti a un computer che si può svolgere in ogni luogo per ogni luogo. Stimolato anche da condizioni al Nord sempre più onerose (nonostante lo SvuotaSud che offre a chi si trasferisce facilitazioni sulle case come incentivo: venghino, venghino). Ma dovuto anche a una nuova idea dei pugliesi verso il loro Sud, luogo di senso della vita perduto altrove.

La terza fase dell’articolo vi è strettamente collegata. Il «mare a sinistra» di chi torna dal Nord sulla linea adriatica non è solo una campagna della Regione per stimolare i rientri. Ma è una speranza che si concretizza anche con esempi eccellenti. E tanti altri scendono magari con meno luci della ribalta ma più perché convinti che sconfitti altrove. Spinti alla tanto attesa decisione da un nuovo racconto della Puglia che ne fa la meta ambita (e non immotivata) tanto del turismo quanto degli investitori. Qualcosa è in cammino. Partirà, la nave partirà, dove arriverà, questo non si sa. O forse sì?

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