L'analisi

Sanità e scuola: il Ministro non divida il Paese

Enzo Maraio

Semmai diventasse legge dello Stato, l’autonomia differenziata applicata alla scuola non avrebbe soltanto effetti dannosi come quello di mettere in discussione l’unità del sistema scolastico nazionale, un principio e un diritto fondamentale irrinunciabili

Ci aveva provato il ministro Valditara a gettare il sasso nello stagno con la proposta di differenziare gli stipendi degli insegnanti a seconda delle regioni di residenza, ma il muro di critiche che si è ritrovato di fronte l’ha convinto a riporre nel cassetto una proposta che non era stata tra le migliori di questo governo. Semmai diventasse legge dello Stato, l’autonomia differenziata applicata alla scuola non avrebbe soltanto effetti dannosi come quello di mettere in discussione l’unità del sistema scolastico nazionale, un principio e un diritto fondamentale irrinunciabili. Applicandola alla sanità, si aprirebbe uno scenario terribile, dai contorni imprevedibili. Già oggi siamo di fatto in un servizio sanitario universalistico selettivo che offre cure diverse a seconda della latitudine: la mobilità sanitaria dei cittadini del Sud che si rivolgono ai presidi ospedalieri delle tre Regioni del Nord che oggi garantiscono meglio le cure – e cioè Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia – sta raggiungendo numeri insostenibili. È facile immaginare che, con il ddl Carderoli, queste differenze non potranno che acuirsi oltre, insieme all’aumento del numero della migrazione dei pazienti del Sud verso il Nord.

È possibile vivere in un Paese in cui la garanzia di potersi curare non sia uguale per tutti? È civile che il diritto di un povero come di un ricco non sia considerato prioritario rispetto alla tutela della salute o, ancora peggio, che il luogo in cui si vive determini diverse aspettative di vita? No, non è sostenibile. Eppure, da quando il ddl Calderoli ha avuto il primo semaforo verde dal Cdm, c’è stata una levata di scudi che potrebbe, auspicabilmente, convincere il governo a seguire un iter che non può essere liquidato in poche settimane, che è la direzione verso cui sembra volere andare l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: sono le ragioni che ci hanno spinto a chiedere direttamente al Ministro Calderoli, che sia coinvolto tutto il Parlamento e che non sia relegato ad approvare in toto un provvedimento già deciso altrove.

Il rischio che il ddl sull’Autonomia differenziata spezzi l’Italia in due è molto concreto. Fino a quando nel nostro Paese non sarà approvata una vera e propria legge sui Livelli essenziali delle prestazioni, i cosiddetti Lep, l’Italia continuerà a essere un Paese claudicante. Due punti di cui il ddl non può non tenere conto: intanto il rafforzamento del percorso di superamento del criterio della spesa storica, il vero cuore del problema affinché si realizzi una equa distribuzione delle risorse nei territori. E insieme a questo, la certezza del finanziamento dei Lep. O pretendiamo che l’Autonomia differenziata non getti nell’angolo il Sud del paese, oppure sarà una scure terribile non per un pezzo di Italia, ma per tutti. O ci battiamo per rendere più centrale il ruolo dello Stato - specie su temi dirimenti come sanità e istruzione pubblica - oppure il rischio che lo stesso ceda pezzi della propria sovranità è molto alto. Immaginare venti sistemi di istruzione diversi, ognuno per regione, è un pericolo per la democrazia e non muove quell’ascensore sociale che è necessario sbloccare da tempo.

L’Italia ha bisogno di più coesione e unità, non di nuove diseguaglianze tra le varie aree del Paese. La nostra idea è quella di un Paese in cui il Sud non sia considerato una zavorra, in cui il Nord abbatta il muro dei privilegi e non consideri il meridione come fosse una palla al piede di cui liberarsi. Se si riuscisse ad avere un pizzico di visione, il Sistema-Italia dovrebbe pensare al Sud come un’area del Paese che in una nuova prospettiva di sviluppo, l’Euromediterraneo, può trovare le ragioni del progresso. Non acuendo le diseguaglianze, non accentuando le differenze, non contrapponendo il Nord al Sud come fosse un derby. Se ciò non si realizzasse, faremmo uno sgarbo terribile alla Costituzione che con l’articolo 3 scolpisce, nel futuro, il diritto di tutti di essere considerati uguali e con pari dignità.

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