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Il punto

Il carcere è diventato luogo di morte senza pena di morte

Volontario faceva da corrierein carcere a Lecce: in manette

Il carcere, insomma, con i problemi che porta, è diventata una patata bollente che si vuole accollare tra le mani del primo che passa, visto che non è neanche un affare economico tanto che con il PNRR Italia pare che gli stanziamenti siano di 132,9 milioni di euro

18 Maggio 2022

Alessandro Stomeo

La pena di morte è stata abolita definitivamente in Italia con l’entrata in vigore della Costituzione, il gennaio del 1948, mentre ha resistito nel Codice Penale Militare fino ai primi anni del 1990, cedendo poi il passo all’ergastolo. Io abolirei anche l’ergastolo, ma sarebbe velleitario solo parlarne nel contesto in cui viviamo.

L’idea di fondo che domina la Costituzione rispetto alla pena quale sanzione per l’autore di reati, è quella della cosiddetta «rieducazione», ma non mi sembra che l’anelito contenuto nell’art. 27 costituzionale si sia mai tradotto in realtà, con ciò scontentando tutti.

La realtà, comunque, ci dice che la detenzione in carcere, per come vissuta, è probabilmente uno dei più visibili e nefasti errori della società moderna, che non ha saputo cogliere ed approfondire la grande innovazione e la lucida prospettiva che i grandi giuristi, filosofi ed intellettuali avevano introdotto con l’umanizzazione delle pene corporali, della tortura, della pena di morte.

Ma cosa è diventata e come si è evoluta la pena della detenzione in carcere, quanto è aderente al dettato della Costituzione e, soprattutto, quale è lo scopo condiviso della pena detentiva al nostro tempo? Lo Stato che irroga le pene detentive e le esegue in che modo affronta i nodi problematici che gravitano intorno al carcere ed alla funzione della pena?

Purtroppo i dati e le oggettive evidenze dicono che il carcere (ed anche la pena) rimangono argomenti demagogici da utilizzare a scopo elettorale. C’è chi vorrebbe «gettare le chiavi» per i corruttori e i corrotti, chi per i ladri d’appartamento, chi per gli «zingari» e gli immigrati irregolari, chi per gli stupratori o gli spacciatori, molte volte sulla scia di freschi fatti di cronaca.

Intanto, però, il carcere è diventato un luogo di morte, senza pena di morte, oramai appunto abolita. Si muore perché si sceglie di farlo, per suicidio; l’ultimo nel carcere di Foggia il 12 maggio 2022, che si aggiunge ad altri 22 suicidi solo nell’anno in corso, oltre a 50 decessi per altre cause. I suicidi in carcere nell’anno passato sono stati 54, mentre 62 nel 2020 con 68 e 90 decessi per altre cause negli stessi anni. Il tasso percentuale di suicidi in carcere è circa 10 volte superiore che all’esterno, più o meno 10 suicidi ogni 10.000 detenuti.

L’idea iconoclastica del carcere come luogo di isolamento dei pericolosi e come luogo di «redenzione» per i deviati, si è rivelata falsamente rassicurante e fallimentare, lasciando il posto ad una realtà ben diversa nella quale gli istituti di pena sono luoghi vuoti di speranza di reinserimento sociale, approssimativi nella architettonica, fatiscenti, con carenze di organico sia tra le Forze di Polizia Penitenziaria che, soprattutto, tra gli operatori sanitari, sociali e di supporto amministrativo.

Il carcere, insomma, con i problemi che porta, è diventata una patata bollente che si vuole accollare tra le mani del primo che passa, visto che non è neanche un affare economico tanto che con il PNRR Italia pare che gli stanziamenti siano di 132,9 milioni di euro, utilizzabili dal 2022 al 2026 per la «costruzione e il miglioramento di padiglioni e spazi per le strutture». Solo pochissime strutture in tutta Italia ne potranno usufruire.

Nessun Governo ha avuto ed ha una progettualità condivisa su come uscire da una impasse che riguarda decine di migliaia di individui. Il lavoro della Commissione «Ruotolo», voluta dal Ministro Cartabia, e il progetto di riforma della stessa Cartabia sono buone intenzioni che dovranno fare i conti con un assetto parlamentare tutt’altro che stabile.

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