I dati della Cgia

Aziende e famiglie, in bolletta una «stangata» da 15 miliardi: il mezzogiorno trema per i bilanci domestici. La Puglia a metà classifica

leonardo petrocelli

L'Ue può disaccoppiare il prezzo del gas da quello dell’energia elettrica. Sul fronte italiano si attende l’approvazione del decreto bollette ma 3 miliardi sono pochi. Durso (Codacons): «Fate scorte di alimenti»

Si comincia da due dati: a un mese dall’inizio del conflitto in Iran il prezzo del gas è aumentato di 26 euro per megawattora (+81%), quello dell’energia elettrica invece di 41 euro. Il risultato è un rincaro complessivo che, nel 2026, potrebbe toccare i 15,2 miliardi euro, di cui 10,2 per l’energia elettrica e 5 per il gas. Una «stangata» destinata a mettere sotto pressione i bilanci domestici e la tenuta finanziaria di molte aziende.

Non usa giri di parole l’Ufficio studi della Cgia di Mestre nel nuovo report dedicato ai rincari in bolletta. «La situazione, seppur preoccupante, è comunque molto diversa da quanto successe qualche mese dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia», precisa l’analisi, e tuttavia, «molto dipenderà dalla durata del conflitto, dalla sua intensità e da un eventuale allargamento del teatro di guerra». Insomma, il quadro non è del tutto compromesso anche se gli aumenti iniziano a pesare nelle Regioni più densamente popolate e ad alta concentrazione industriale. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, numeri alla mano, accusano il colpo più di tutti sia a livello di imprese che di famiglie. E il Mezzogiorno? I rincari al Sud si annunciano superiori alla media nazionale per quanto riguarda i consumi casalinghi con un +13,4% che segna il massimo per area geografica e supera, seppur lievemente, il dato italiano del +13,3%. Sul versante delle aziende, invece, il Mezzogiorno è ultimo in classifica con un +13,1% che lo colloca sotto il +13,5% nazionale (il Nord Est registra un +13,6%). Numeri che, probabilmente, riflettono la minor industrializzazione del Sud.

Se poi si «scende», per così dire, a livello regionale la Puglia è ottava per i costi di energia elettrica e gas delle imprese con un ricarico di 422 milioni che vale un +13%, mentre sul versante domestico la crescita è di 319 milioni e pesa per un 13,4%. La Basilicata è invece 18esima in entrambe le classifiche con numeri modesti che però, in proporzione, valgono rispettivamente un +13,2% e un +13,3%. Insomma, ognuno per il suo, tutti scontano rincari in doppia cifra.

Rimane da chiedersi cosa fare. La Cgia ipotizza interventi sia sul versante europeo che su quello nazionale. In particolare, viene ricordato quanto fatto da Bruxelles in quel 2022 così lontano e così vicino: fu consentita la riduzione dell’Iva sulle bollette, venne introdotto un tetto al prezzo del gas che frenò le corse al rialzo, si istituì «un contributo di solidarietà» sugli extraprofitti delle grandi multinazionali di petrolio, gas e carbone. Si potrebbe replicare, magari attivando anche una misura molto discussa ma ancora sul tavolo: «Il disaccoppiamento tra i prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, un intervento che molti ritengono ormai necessario per rendere il mercato meno esposto». Quanto all’Italia, molte delle iniziative ipotizzabili sono già inclusi nel decreto bollette la cui approvazione definitiva è attesa in settimana. E tuttavia, conclude lo studio della Cgia, «appare indispensabile rinforzare le risorse stanziate perché i tre miliardi previsti rischiano di non essere sufficienti per scongiurare che un eventuale choc energetico si traduca in una crisi economica e sociale di vasta portata».

DURSO (CONDACONS): FATE SCORTE DI ALIMENTI

Avvocato Dario Durso, referente del Codacons Bari, preoccupato per le ricadute del conflitto in Iran sul bilancio delle famiglie?
«Partiamo da una premessa: l’impatto di questa guerra sulle bollette sarà inferiore rispetto al 2022, anno dello scoppio del conflitto in Ucraina».
Lo rilevano in molti, come mai?
«Il nodo è il gas che alimenta le centrali termoelettriche. La quota che acquistiamo dall’area del Golfo è relativa, circa il 15%. Ucraina e Russia, invece, sono snodi decisivi. Per questo, quattro anni fa, la bolletta esplose».
E quindi di cosa ci dovremmo preoccupare?
«Il vero problema è il petrolio che impatta sul gasolio, sulla benzina, quindi sui trasporti e i beni finali di consumo. Quelli, cioè, che acquistiamo al supermercato».
Che consigli sente di dare al consumatore?
«Senza creare inutili allarmismi consiglierei di fare scorta di beni alimentari essenziali: pasta, farina, zucchero, sale, tonno, prodotti in scatola a lunga conservazione. Un po’ come accadde al tempo del Covid. Non sappiamo come andranno le cose dunque conviene acquistarli ora a prezzi ancora ragionevoli».
E per quanto riguarda i prodotti freschi?
«Preferire il supermercato dietro l’angolo o il mercato vicino casa. Capisco la tentazione di andare in un ipermercato per risparmiare 20 centesimi a prodotto però, magari, quell’ipermercato si trova a 10 km da casa nostra. E la benzina ha un costo molto alto. Bisognerebbe iniziare a computarla nell’esborso complessivo della spesa».
Il governo, invece, che provvedimenti dovrebbe prendere? È sufficiente il taglio temporaneo delle accise?
«Direi proprio di no, servono interventi più strutturati anche di respiro europeo. Da un lato bisogna contrastare i fenomeni speculativi sul mercato internazionale, dall’altro è indispensabile intervenire sul piano fiscale: tra accise e Iva paghiamo il 40% di tasse sulle bollette. La defiscalizzazione è la leva più efficace da utilizzare in questo frangente».

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