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La comicità di Luca Ravenna arriva a Bari con lo show «568»

La comicità di Luca Ravenna arriva a Bari con lo show «568»

Serata di stand-up comedy al Teatro Kismet in uno spettacolo prodotto da The Comedy Club

28 Aprile 2022

Bianca Chiriatti

«Uno scacco matto al complottismo, insieme a un racconto di quando ero piccolo e mi inventavo i traumi perché le cose mi andavano troppo bene e ho avuto un'infanzia fortunata»: questa l'estrema sintesi di «568», lo spettacolo che lo stand-up comedian Luca Ravenna porterà sul palco del Teatro Kismet di Bari il 30 aprile (ore 21, prodotto da The Comedy Club) dopo una stagione piena di successi. La partecipazione alla prima stagione di «Lol», su Amazon Prime Video, lo ha consacrato al grande pubblico, ma nella carriera di Luca ci sono esperienze di palco di tutti i tipi, da autore teatrale e televisivo, fino al podcast «Cachemire», nato insieme al collega Edoardo Ferrario e arrivato al primo posto della classifica di Spotify Italia.

Ravenna, è già stato sul palco a Bari poco prima del lockdown del 2020: che ricordo ha della Puglia?

«Un ricordo meraviglioso sicuramente perché è una terra bellissima, alla quale sia io che mio fratello siamo molto legati. Di quella sera mi è rimasta impressa una battuta che fece un collega in scena prima di me, disse che “Martina Franca è solo a un'ora e mezzo di calesse dal mare”. Non so perché ma mi fa ancora ridere tantissimo»

Cosa ci farà vedere in questo spettacolo?

«Spero piaccia, come già sta accadendo in questo tour in giro per l'Italia, se ripenso a come stavamo un po' di tempo fa sono contentissimo. Racconto, appunto, un po' della mia infanzia, sono cresciuto in una parte molto bella d'Italia, parlo dei giovani perché a 34 anni ormai sono “un ometto”... e poi provo a immaginare cosa succede nella testa di un complottista. Ogni sera qualcosa cambia in base alle reazioni del pubblico, interagisco con loro, mi baso anche sulle risposte e sulle risate»

A parte la fortunata esperienza di «Lol», questo è un momento felice per la stand-up comedy

«Se la gente dovesse venire a vedermi per quello che ho fatto a “Lol” in platea ci sarebbero 7-8 persone! Per fortuna esiste la curiosità. È un momento di grande rinascita per il teatro, non è più inteso come teatro classico di prosa, tanti giovani vengono a vedere me e i miei colleghi in scena, nonostante siamo sempre tutti connessi ai nostri display c'è una vita analogica, e condividere le cose con gli altri risulta vincente»

E nella vita «analogica» com'è Luca Ravenna?

«Sono abbastanza timido, molto più rispetto a quando sono sul palco. Sono più o meno come la gente mi ha visto a “Lol”, che avevo scambiato per un documentario, mentre invece era richiesta la performance. Della seconda stagione, tra l'altro, ho visto un paio di episodi. Il cast era pazzesco, e replicare l'esperimento del primo ciclo non era facile»

Oggi quando si fa ironia sull'attualità o su una qualsiasi condizione umana si rischia sempre di offendere qualcuno. Lei come si comporta?

«Credo che non ci siano cose che non si possono dire, ma sicuramente cerco di trovare il modo migliore per dirle, per essere più fruibile da tutti. Se c'è qualcosa che “non si può dire” è preoccupante, perché significa nascondere le cose sotto al tappeto, mentre a noi interessa far uscire quelle più nascoste. Poi è ovvio che uno non può sparare la frase peggiore che gli viene in mente, ma c'è sempre un modo migliore per dirla»

Il suo podcast «Cachemire» è ormai un'istituzione: come vede il futuro di questo genere?

«In evoluzione. Come molti ho iniziato a farlo durante il lockdown: è un mercato in espansione ma bisogna vedere come si comporteranno le radio, perché i due toni sono completamente diversi. Molti podcast giornalistici, di approfondimento, e anche di intrattenimento sono belli, ma l'importante è mantenersi indipendenti»

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