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Bari, Pupi Avati presenta al «Bif&st» di Bari il «Gotico maggiore»

Oggi proiezione di «Signor Diavolo» al Castello

Bari, Pupi Avati presenta al «Bif&st» di Bari il «Gotico maggiore»

BARI - La seconda giornata del Bifest 2020 punta l’obiettivo sul «Gotico maggiore», che è la felice definizione che Pupi Avati ha dato del suo bellissimo e agghiacciante Il signor Diavolo, prima libro nel 2018, poi film che sarà proiettato all’Arena Castello Svevo alle ore 20, mentre Pupi, Antonio e Tommaso Avati riceveranno all’Arena in Piazza Prefettura alle 20.30 il Premio intitolato a Tonino Guerra per il miglior soggetto.

Il «Gotico Maggiore» salda dunque in chiave storica l’horror all’Italia. Come l’autore stesso sottolinea, «i contenuti politico sociali che lo contestualizzano non solo logisticamente ma anche temporalmente in un paese REALE [il maiuscolo è suo]. Credo che la forza di un nuovo approccio a questo genere che io definisco nel mio caso “Gotico Maggiore” (per i suoi aspetti sacrali) possa risultare proprio questa, liberare il genere da quel non-luogo\non-tempo per condurlo in contesti storico sociali fortemente riconoscibili e verosimili. È evidente che, così facendo la quantità di inquietudine che produci risulta maggiore e si trasmette con maggiore efficacia nello spettatore».

Nell’orizzonte narrativo di Avati l’orrore nasce e prende forma, sulla pagina, tra le pieghe situazioni o circostanze sentimentali, goffe, giovanili. Ne Il signor Diavolo non c’è linea di demarcazione netta paura e sentimento, scoperta del mondo e affettività. Nel suo cinema l’orrore nasce ripetutamente dalla Storia: una Storia irrisolta e involuta che affonda le sue radici dell’immaginario conservatore e per molti ancora molto pagano, mistico e repressivo a un tempo anche in senso pedagogico. E di cui la cornice veneta del romanzo/film è emblematica, come si evince anche rileggendo le pagine dedicate a quel contesto nell’immediato dopoguerra dallo storico Paul Ginsborg. La paura si insegna, fa parte della formazione infantile da parte degli adulti. L’orrore è politicamente corretto. Avati ha paura lui per primo e la trasmette in maniera densa, morbosa, ossessiva, misteriosa da sempre.

Il signor Diavolo è il suo horror della maturità. Il suo film della maturità per eccellenza, con o senza contrassegno del genere di relativa appartenenza. Il fascismo che resiste a margine dell’inquadratura, nei quadri futuristi, l’opposizione resistente tra strapaese e stracittà come resistenti sono i vecchi codici penali e di procedura penale che rendono la fase istruttoria del processo un mistero quasi religioso. Ecco perché l’istruttoria è fallace, manipolata, donde il tentativo di inchiesta parallela riparatrice, immediatamente frustrata, inabissata coperta da una pietra tombale, a sigillo di un segreto cattolico, post-fascista, istruttorio da mantenere. Il signor Diavolo parla di tutte queste cose e di tante altre. Di tabù sessuali e di impacci affettivi, sorgente di lunga durata degli orrori custoditi dalla comunità parrocchiale e contadina contro il bisogno di emancipazione, verità e antagonismo borghese. Descrive un modello di società contadina oscurantista, retriva, serbatoio di voti scudo-crociati nel profondo Veneto.

Quando l’autore inaugura il romanzo Il signor Diavolo così, «Nella sezione della Democrazia Cristiana…», a pagina 11, sa molto bene di enunciare la premessa storica del «Gotico Maggiore». E per estensione la via italiana all’horror contemporaneo. Quante volte e in quali altri paesi del mondo è capitato in un romanzo che si autodefinisce «Gotico» e senza complessi di inferiorità «Maggiore» un inizio come questo?

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