SERIE B
La salvezza passa dalle sfide alle grandi, ma è un Bari troppo piccolo con le big
Le ultime sconfitte in match sulla carta abbordabili contro Pescara e Carrarese obbligano il Bari a rincorrere la salvezza sfilando punti alle big della B
Condannato a salire vorticosamente di livello. Le ultime sconfitte in match sulla carta abbordabili contro Pescara e Carrarese obbligano il Bari a rincorrere la salvezza sfilando punti alle big della B. Il calendario è impietoso: addirittura quattro delle sei sfide che mancano al termine della regular season saranno contro formazioni che gravitano nel perimetro dei playoff, in piena corsa addirittura per la promozione diretta o, almeno, per ipotecare la migliore posizione possibile in vista della prestigiosa coda della stagione. Non si potranno fare calcoli. Perché fallire ora significa perdere la categoria. Innanzitutto, però, ci sarà un’eloquente statistica da invertire.
QUANTI CEFFONI Dodici fin qui gli incontri disputati contro le prime otto della B, appena otto i punti conquistati con uno score mortificante: due vittorie, entrambe colte a spese del Cesena, altrettanti pareggi, addirittura otto ko. Una sorta di via Crucis cominciata già alla prima di campionato a Venezia, con un avvio da tregenda per la formazione all’epoca allenata da Fabio Caserta e tre reti annullate ai lagunari, capaci di sbloccare il punteggio e raddoppiare dopo il provvisorio pareggio di Dorval. Il Bari crebbe nella ripresa, sfiorò il 2-2 e si preparò con fiducia all’incontro successivo con il Monza, ovvero il match della grande illusione. Perché al cospetto della corazzata brianzola, i pugliesi sfoderarono una prova gagliarda, reagendo con Moncini al vantaggio di Mota Carvalho e collezionando svariate occasioni per vincere. Al punto da lasciare il campo tra gli applausi del San Nicola. Ma si trattò del più cocente degli abbagli. Fin troppo brusco il risveglio con la doppia trasferta Modena-Palermo: cinque gol sul groppone (tre dagli emiliani, due dai siciliani) e potevano essere molti di più. Il due novembre l’affermazione sul Cesena grazie ad un guizzo di Gytkjaer in un oceano di sofferenze, venti giorni dopo il tonfo interno con il Frosinone (2-3) che pose fine all’avventura barese di Caserta. Non è andata meglio ai suoi successori. Vincenzo Vivarini conquistò un sudatissimo punto sul campo della Juve Stabia, evitando mille pericoli. Poi cadde senza appello al San Nicola prima con il Catanzaro (1-2), poi proprio con i campani (0-1) nel match che decretò il termine del suo breve e triste ritorno in biancorosso. Moreno Longo, infine, sembrava poter riscrivere una nuova storia contro le grandi: vincente l’esordio a Cesena (2-1 con i gol di Rao e Moncini) il 24 gennaio. Ma già il 30 il Palermo riportò tutti bruscamente sulla terra con un sonante 3-0 al San Nicola. Infine, il 18 marzo il 2-1 subito a Frosinone, facendosi ribaltare il vantaggio firmato da Rao. Il bilancio è mortificante anche sul piano della differenza reti. Venti i gol incassati dalle big, appena nove quelli realizzati, ben cinque i match trascorsi senza andare a bersaglio e il San Nicola violato già quattro volte.
TRE IMPEGNI AD ALTA TENSIONE La pausa dovrà servire a Longo per cercare contromosse azzeccate. Perché la ripresa vedrà subito un tris di sfide ad altissimo tasso di difficoltà. Il giorno di Pasquetta sarà il Modena di scena al San Nicola. Gli emiliani sono sesti a quota cinquanta, con una gara in meno (da recuperare contro il Catanzaro), cinque gradini di margine sulla Juve Stabia settima, addirittura dodici sulle none, e sole due lunghezze dal Catanzaro quinto. La posta in palio, pertanto, è ancora abbastanza alta per una squadra peraltro reduce da due successi di fila, ma dal rendimento un po’ altalenante. L’11 aprile, il livello si alzerà ancora contro il Monza secondo a braccetto con il Frosinone, a tre punti dalla capolista Venezia. Con soli 26 gol subiti, i brianzoli vantano la seconda miglior difesa del torneo, eppure hanno già inciampato contro formazioni di bassa classifica come Padova, Entella e Spezia. Il 18 arriverà in Puglia il Venezia che comanda da solo in vetta con 68 punti, vanta il miglior attacco della categoria con 64 gol e attualmente è in serie utile da otto turni. Sarebbe quasi improvvido fare calcoli, ma se il Bari da questo trittico proibitivo dovesse emergere con meno di quattro punti, la rincorsa alla salvezza diretta, con ogni probabilità, sarebbe irrimediabilmente compromessa. Inchiodarsi con un bottino minimale, inoltre, potrebbe precludere anche l’attuale posizione playout. L’ultimo impegno con le grandi sarà proprio nella giornata conclusiva, a Catanzaro. Un incrocio nel quale, forse, sarà persino possibile abbandonarsi a qualche calcolo. I calabresi attualmente sono quinti senza speranze concrete di scalare altre posizioni. Vincendo, inoltre, il recupero con il Modena potrebbero ipotecare l’attuale piazzamento e avere poco da chiedere. Oppure potrebbero ancora aver bisogno di punti per difendersi dalle inseguitrici. Scontato, però, che un eventuale gap di motivazioni a favore dei Galletti dipenderà esclusivamente da come arriverà all’appuntamento la truppa di Longo.
Ci sarebbe un vantaggio... Per valori e andamento con le grandi, in molti sono pronti a mettersi il cuore in pace sui prossimi confronti. Eppure, nella volata salvezza il Bari avrebbe un piccolo vantaggio. Ovvero, è l’unica compagine ad avere un solo impegno con le dirette concorrenti, alla penultima giornata con l’Entella, in attesa di comprendere a quale volata (playoff o playout) si iscriverà l’Avellino che attende Moncini e compagni al terzultimo turno. Nell’oceano di scontri diretti tra le pericolanti, il Bari avrebbe il teorico vantaggio di poter guadagnare punti su chi, invece, se ne sottrarrà a vicenda. Ma per riuscirci dovrà cambiare volto. Subito.