Serie B

Il Bari al bivio. Sciaudone: «Contro lo Spezia fuori il carattere»

pierpaolo paterno

L'ex biancorosso: «La situazione è drammatica. L’aspetto mentale conta tanto. Anche quello fisico, ma se la testa non va le gambe non girano. Il carattere deve farti tirare qualcosa in più in queste partite delicate»

Alla vigilia di una gara che il calendario aveva inizialmente presentato come confronto d’alta classifica, Bari e Spezia (designazione arbitrale di prima fascia: Doveri di Roma) si ritrovano invece a incrociare i propri destini in uno scontro salvezza tanto inatteso quanto drammatico. I liguri, terzultimi con 21 punti, precedono di una sola lunghezza i biancorossi, penultimi in una classifica che non ammette più distrazioni. La sfida di domani sera diventa così un crocevia decisivo per il futuro di entrambe. Ad accompagnare nella lettura del match è Daniele Sciaudone, doppio ex della gara che conosce bene ambienti, pressioni e aspettative di due piazze ora chiamate a una risposta forte e immediata.

Sciaudone, il Bari è atteso da un altro scontro salvezza dopo il ko di Mantova. Quanto pesa, in momenti come questi, l’aspetto mentale rispetto a quello tecnico?

«La situazione è drammatica. L’aspetto mentale conta tanto. Anche quello fisico, ma se la testa non va le gambe non girano. Il carattere deve farti tirare qualcosa in più in queste partite delicate. In tempi non sospetti, visto il Bari a Reggio Emilia, avevo già notato che la squadra mancasse di giocatori carismatici. Alla fine, l’analisi si sta rivelando corretta. Nonostante giocatori di categoria, il Bari continua a fare grande fatica ed il quadro è preoccupante. Ho visto la partita di Mantova. Non è possibile prendere gol al 94’ in partite tanto importanti. D’ora innanzi, le sorti dei match dipendono solo da te».

Lo Spezia inaugura un ciclo di sfide decisive contro Sudtirol, Padova e Sampdoria. È davvero questo il momento in cui si decide la stagione?

«La salvezza non dipenderà solo da questi incontri, per quanto sarà necessario fare risultato e portare punti a casa. Inutile vincere queste gare e poi perdere le successive. Gli scontri diretti valgono tanto, ma servirà poi continuità sino alla fine».

Secondo lei la squadra ha già imboccato una strada che porterà inevitabilmente a soffrire fino all’ultima giornata oppure esistono ancora i margini per cambiare inerzia?

«Mancano ancora quindici partite e tanti punti a disposizione. Un altro campionato. Può succedere di tutto».

Molti si aspettavano una scossa più evidente dall’arrivo di Moreno Longo. Quali difficoltà incontra un allenatore quando subentra in una situazione così complicata?

«Trovare un gruppo impaurito e senza certezze rispetto ad un lavoro svolto in precedenza con altri sistemi di gioco. Longo ha una visione differente dai predecessori, anche verso le risposte fisiche da parte dei giocatori. Subentrare a questo punto della stagione non è facile. Dovrà procedere col materiale a disposizione, insistendo su testa e fisico».

La vittoria di Cesena è sembrata un punto di ripartenza, ma poi i risultati non hanno dato continuità. E’ stato solo un episodio isolato o intravede comunque segnali positivi?

«Il cambio in panchina qualcosa ha dato. Poi, al San Nicola è arrivato un Palermo di alta classifica e non ha aiutato. Però, venire da Mantova anche solo con un pareggio sarebbe stato cosa buona almeno per rimanere agganciati al treno delle pericolanti. Servono cinque vittorie di fila. Dipende da quanta determinazione hai. Devi correre molto più degli altri».

Contro il Palermo e a Mantova si è visto un evidente calo fisico nella ripresa. Da ex centrocampista, quanto può incidere la condizione atletica su una squadra che lotta per salvarsi?

«Tantissimo. È il primo aspetto da curare, anche se ora bisogna solo accelerare e trovare la voglia e la foga, il pressare e aiutarsi. Se manca tutto questo, sarà difficile fare tutto il resto. In B si corre tanto».

Il mercato ha portato undici nuovi arrivi ma anche partenze importanti. Una rivoluzione così ampia durante la stagione può davvero aiutare o rischia di creare ulteriori difficoltà?

«Ognuno deve dare del suo per aiutarsi e fare punti. Andare anche quando si commettono errori. I rischi ci sono sempre, pur nel lasciare andare chi c’era prima. Degli undici arrivati, credo che cinque, sei saranno quelli realmente funzionali. Per dare la scossa, la rivoluzione serviva a prescindere».

In situazioni delicate, quanto tempo serve perché tanti nuovi giocatori diventino realmente una squadra, soprattutto quando la classifica non concede tregua?

«A me è successo a Catania e Cosenza. Ora non c’è da diventare squadra. Chi arriva a gennaio deve solo dare qualcosa in più. Servono solo giocatori che abbiano fame e voglia di fare la differenza in modo impattante. Altrimenti, sono innesti fini a sé stessi. Grinta, determinazione e giocate sono la base per chiudere la stagione. Il campionato può andare in archivio anche tra due mesi. C’è poco da attendere».

La questione multiproprietà continua a tenere in tensione tifoseria e ambiente. Quanto può incidere questa incertezza sul rendimento della squadra e sul clima che si respira attorno al Bari?

«Non so come in molti abbiano potuto rifiutare Bari nell’ultimo calciomercato. Scegliere di giocarsi la salvezza in una piazza così non è per tutti e non è facile. In giro ci sono troppe figurine. Meglio che non siano venute».

Ccrede che il destino del Bari sia ancora tutto da scrivere oppure pensa che, senza una svolta immediata, la strada della sofferenza sia ormai segnata?

«La partita contro lo Spezia è importantissima. Il Bari ha più da perdere. In casa non puoi fallire. Spero ci sia il pubblico a dare una mano. Un San Nicola che metta tensione alla squadra di Donadoni potrà fare la differenza».

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