Serie A

Torino-Lecce si avvicina. L'ex Lucarelli: è un crocevia per la salvezza

Antonio Calò

L’ex attaccante giallorosso ha un passato anche granata: «Considerata la situazione di classifica, la partita tra l’undici guidato da Baroni e quello diretto da Di Francesco è uno scontro diretto»

Con una doppietta, il 9 gennaio 2000, Cristiano Lucarelli ha firmato la prima delle due uniche vittorie conquistate dal Lecce in casa del Torino. Il centravanti livornese sbloccò il risultato al 66’, ma all’80’ i granata pareggiarono su rigore, con Marco Ferrante. Al 90’, il bomber giallorosso riportò in vantaggio la squadra salentina, all’epoca allenata da Alberto Cavasin. La stagione si concluse con la permanenza in massima serie.

Dopo essere stato protagonista assoluto del match del 2000 ed in generale della stagione 1999/2000, Lucarelli ha garantito performance elevate anche nel 2000/2001, per poi trasferirsi proprio al “Toro”, con la cui casacca ha fatto bene nel campionato di A 2001/2002, salvo restare coinvolto, nel 2002/2003, nell’annata negativa della compagine granata, culminata con la retrocessione.

Abbiamo chiesto all’ex calciatore di Livorno, oggi allenatore, di “fare le carte” alla sfida tra Torino e Lecce, in calendario domani, alle 12,30. «Considerata la situazione di classifica, il faccia a faccia tra l’undici guidato da Baroni e quello diretto da Di Francesco è uno scontro diretto in ottica-salvezza - sostiene - L’aspetto che stupisce è che, mentre il Lecce era consapevole in partenza di dovere soffrire sino all’ultima giornata nel tentativo di conservare la categoria, nessuno a Torino immaginava di trovarsi tanto in basso a questo punto dalla stagione. Tutto ciò ha acuito la crisi di rapporti esistente già da alcuni anni tra la tifoseria ed il presidente Cairo, rendendo incandescente il clima intorno alla squadra granata. Una situazione che rischia di riverberarsi, a livello psicologico, su chi gioca perché non è semplice dare il meglio in un contesto del genere. Nel Salento, invece, sul piano ambientale, sino ad oggi c’è stata grande compattezza perché i supporter sanno che in A il loro complesso ha dovuto sempre soffrire per tagliare il traguardo della permanenza, che non è mai scontato».

Lucarelli fa una considerazione sulla realtà attuale del calcio italiano: «È diventato complicatissimo in quanto ci sono società detenute da fondi d’investimento o da uomini ricchissimi. Basti pensare al Como, che nell’ultimo turno ha rifilato un 6-0 a Zapata e compagni. Ma la squadra lariana non può essere più considerata una “provinciale” perché ha una delle proprietà più facoltose d’Europa. Per il Lecce, ma anche per il Torino, è diventato ancora più difficile raggiungere i propri traguardi. Del resto, oramai il medesimo discorso vale anche nella serie cadetta, dove per puntare alla promozione servono budget impensabili appena qualche stagione fa». L’ex centravanti torna quindi sul confronto di domani: «Difficile prevedere come decideranno di interpretarlo i due allenatori. La posta in palio conta parecchio per entrambe le contendenti. Né il Torino né il Lecce possono permettersi di perdere, quindi è probabile che il primo obiettivo sarà quello di non prenderle. Per avere concrete chance di imporsi bisognerà mantenere i nervi saldi, concedere poco agli avversari e cercare di portare dalla propria parte quegli episodi che sempre più spesso decidono le partite. Come una palla inattiva, una azione di rimessa, un errore dei rivali».

Si vocifera che Marco Baroni rischi la panchina anche in caso di mancato successo: «Ipotizzare che si debba vincere a tutti i costi è il modo peggiore per approcciare una gara. Bisogna sempre tenere presente che ci sono anche gli avversari, che hanno il medesimo intento. Né è utile caricare di eccessive pressioni una sfida». Il Lecce ha difficoltà enormi ad andare in rete. Dal mercato è da poco arrivato Walid Cheddira: «Una soluzione in più per Di Francesco, ma non ci sono calciatori che spostano gli equilibri. Né ritengo che la sterilità offensiva sia da addebitare solo agli attaccanti. Allo stesso modo, quando una squadra incassa troppi gol, non si può addossare la croce solo ai difensori. Si partecipa in undici ad entrambe le fasi. Quindi, se i salentini dimostrano solidità nel non possesso è merito di tutti e se stentano in avanti, ciascuno dei calciatori che vanno in campo deve riuscire a garantire un contributo maggiore in base alle proprie caratteristiche oppure serve più coraggio». La classifica vede il Lecce quart’ultimo con una lunghezza di margine sulla Fiorentina e tre su Pisa e Verona, ma molti addetti ai lavori ritengono che la “Viola” verrà fuori dai bassifondi: «Se si considera lo spessore della rosa a disposizione di Vanoli è molto probabile che ciò accada, ma nulla è scontato. Basti pensare che quando i gigliati sembravano lanciati sono incappati nello stop interno con il Cagliari, a conferma del fatto che le sfide da vincere a tutti i costi sono “scivolose” sul piano psicologico. Il rovescio della medaglia è costituito dal fatto che i toscani non dispongono di uomini abituati a lottare per la salvezza, ad essere in bilico tra la A e la B».

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