Serie B
Il Bari tra fiducia e realismo: lo spirito e la vittoria di Cesena non cancellano i limiti
Dopo partita al «Manuzzi», Longo ha fatto benissimo a sottolineare come ci fosse bisogno di una risposta così. Non si è fatto nulla, però. Occhio a non farsi trascinare dalla luce del risultato dopo mesi di figuracce
La vittoria, lo spirito, i benefici psicologici e la spinta in classifica. La partita a Cesena lascia in eredità tantissimo. Nel momento più delicato della stagione, al culmine di una crisi tecnica e «ambientale» quasi senza precedenti. Il risultato, mai come stavolta, non avrebbe mai potuto rappresentare un dettaglio. Per ragioni di «sopravvivenza», soprattutto emotiva. Ecco perché, nel dopo partita al «Manuzzi», Longo ha fatto benissimo a sottolineare come ci fosse bisogno di una risposta così. E ha segnato, con un «circoletto blù», la parola «spirito». Diverso, indubbiamente. Una presenza più palpabile. Linguaggi del corpo accettabili. Finanche occhi più dentro la partita.
Non si è fatto nulla, però. Occhio a non farsi trascinare dalla luce del risultato e dal tumulto di un cuore profondamente segnato da mesi di figuracce. Longo avrebbe potuto fare a meno di ricordarlo, per quanto è lapalissiano che questa vittoria significhi pochissimo in prospettiva. Però ha voluto ugualmente metterlo in bella evidenza quando s’è trattato di sviscerare il senso della sfida in terra romagnola. Non cambia nulla, non può cambiare nulla. Meglio dirselo con estrema chiarezza. Lo «spirito» c’è stato, certo. Lo «spirito» è un valore, impossibile sostenere il contrario. Lo «spirito» ti aiuta a nascondere i difetti, ecco un’altra grande verità. Però lo «spirito» non può bastare. Non basta per cambiare scenari e prospettive. E nemmeno per azzerare il passato. Un passato che mette ancora i brividi. E che non è ancora passato, appunto.
Non è passato perché, al netto del risultato, la prestazione del Bari non può essere catalogata come positiva. Longo è già riuscito a incidere nelle «teste» dei calciatori ma non gli si chiedevano miracoli. E infatti non ne ha fatti. La squadra resta modesta. E a Cesena s’è mostrata in tutta la sua pochezza. I bianconeri di Mignani hanno dominato in lungo e in largo, a tratti con una semplicità disarmante. I conti non tornano e le spiegazioni sono identiche alle partite precedenti. In mezzo al campo il Bari fa fatica nell’interpretazione di entrambe le fasi. Pochissime geometrie, interdizione ai minimi termini. Verreth e Braunoder sono una coppia improbabile, è soprattutto lì che la società deve puntellare l’organico. Servirebbe gente con «gamba» e personalità. Senza contare che anche sugli esterni al «Manuzzi» c’è stata grande sofferenza. Dorval fa un po’ di casino dalla metà campo in su ma il suo apporto difensivo è scarso, come certifica l’enorme mole di gioco proposta da Ciervo, Mane è un ragazzo, ancora acerbissimo. Fa e disfa, tecnicamente inadeguato. Ecco perché a Cesena dicono che mai come contro il Bari la squadra abbia mostrato una chiarissima vena dominante. Pressione costante, occasioni, incursioni. Con un alto numero di tocchi fin dentro l’area di rigore. Per fortuna i romagnoli non sono impeccabili in difesa. Qualche sbandata collettiva, anche errori individuali. La base su cui Longo ha costruito una vittoria di inestimabile valore.
La parola chiave è continuità. Sarebbe importante rivedere quello «spirito» che tanto è piaciuto a Longo anche contro il Palermo, nell’anticipo di venerdì sera al «San Nicola». E, con qualche allenamento in più, anche una migliore interpretazione tattica. Il Bari non può permettersi di concedere così tanta libertà agli avversari. Può e deve crescere l’intensità in fase di non possesso. A maggior ragione ora con un allenatore che punta tantissimo sugli «uno contro uno». Un’aggressione con i tempi sbagliati ti lascia con tanto campo scoperto e consente giocate facili. Proprio quello che è successo anche a Cesena. Ed è per questo che dal mercato ci si aspetta un aiuto consistente. Longo sa incidere, vero. Ma non è attrezzato per i miracoli.