Calcio

Bari, un delitto non giocarsi la carta promozione

Fabrizio Nitti

Il Bari è lì, poggiato al terzo posto, in piena zona playoff ma soprattutto in piena lotta per la Serie A. I biancorossi hanno creato i presupposti ideali per vivere il girone di ritorno con un sogno da cullare fino alla fine

Oltre ogni più rosea aspettativa. Oltre ogni più benevola previsione. Il Bari è lì, poggiato al terzo posto, in piena zona playoff ma soprattutto in piena lotta per la Serie A. I biancorossi hanno creato i presupposti ideali per vivere il girone di ritorno con un sogno da cullare fino alla fine. Ora sarebbe davvero un delitto non tentare con tutte le forze l’assalto alla A. E poco importa se il tentativo di scalata avverrà puntando ai primi due posti o giocandosi ogni carta ai playoff. L’importante è provarci, in ogni modo e con ogni mezzo.

Lo meritano la città che vanta l’ottavo posto in Italia per affluenza allo stadio e una squadra che ha costruito con sacrificio, qualità e quantità una classifica eccezionale. Bisogna essere sinceri: chi avrebbe mai scommesso su un Bari così in alto dopo aver giocato già la prima di ritorno? Questa squadra è un piccolo capolavoro costruito sulle intuizioni del direttore sportivo Ciro Polito, sulla lucidità e l’abilità di gestione del tecnico Michele Mignani, sul carattere, la generosità e l’applicazione di un gruppo che non vuole smettere di stupire, pur possedendo sulla carta una cifra tecnica complessivamente inferiore rispetto alle altre formazioni di alta quota.

Certo, non devono passare in secondo piano i meriti di una proprietà che ha rilevato il club dal fallimento, ha profuso sforzi ingenti per riconquistare la serie B nel più breve tempo possibile, ha ricostruito ogni asset da zero e ha stabilito anche sul territorio legami e partnership di alto profilo creando identità tra la squadra di calcio e le principali realtà imprenditoriali locali. Il Bari è un gioiellino che sta recitando da big pur partendo da zero, anzi ripartendo da zero. E in tal senso, il mercato sembra proprio l’opportunità perfetta per effettuare quello sforzo ulteriore che corrobori le ambizioni. Sia chiaro: non si tratta tanto di sperperare risorse alla caccia di ipotetici «top player» che, peraltro, dovrebbero calarsi a tempo di record in una realtà già ben oliata per poi verificare se sarebbero in grado di fare o meno la differenza. Quanto, piuttosto, di non lasciare alcunchè di intentato, reperendo quei due-tre innesti (magari uno per reparto) capaci di alzare ulteriormente il livello e soprattutto di arricchire la rosa sul piano numerico. Un piano che, ovviamente, dovrebbe presupporre la conferma certa dei gioielli Caprile e Cheddira, spegnendo (magari una volta per tutte) le voci di mercato che li proiettano su altri lidi (Napoli in testa). Nessuno pretende di riuscire senza margine d’errore in un’impresa che avrebbe del clamoroso, ma solo di cavalcare l’onda che il campionato ha generato. Ricordando che le congiunture favorevoli, quando si verificano, vanno colte al volo. Doppia proprietà o o meno. Ma questo è un altro discorso. Che prima o poi dovrà essere affrontato.

Privacy Policy Cookie Policy