Il presidente emerito dell’Autorità portuale, Ugo Patroni Griffi, è stato assolto dalle accuse di abuso edilizio e paesaggistico relative ai lavori di riqualificazione della stazione marittima «Le vele» di Punta delle Terrare. La vicenda giudiziaria ha dell’incredibile. Tutto nasce dalla erronea interpretazione della natura del Piano regolatore portuale, che come poi stabilito dal Consiglio di Stato (ribaltando la sentenza del Tar), non ha valore di pianificazione urbanistica. Per il pm Raffaele Casto, invece, il terminal - benché già assentito dall’intesa Stato-Regione - era difforme rispetto a quanto pianificava il Prp, che indicava quell’area come industriale/commerciale e quindi non consona al traffico passeggeri.
Le indagini risalgono a fatti compiuti nel lontano 2010. Nel 2016 arrivano le prime sentenze di proscioglimento degli imputati per lottizzazione abusiva. Il pm chiede la revoca della sentenza di non luogo a procedere. Nel frattempo interviene la sentenza del Consiglio di Stato, il quale statuisce che «il Piano regolatore portuale di Brindisi, risalente al 1975, non poteva essere considerato come parametro giuridico ai fini della valutazione di conformità urbanistica». Casto, però, va avanti e chiede una proroga delle indagini per Patroni Griffi, al quale è stato contestato un abuso edilizio (ha disposto delle prove geotecniche sul cantiere) per un’opera (il terminal «Le vele») i cui lavori erano ripresi prima del suo insediamento, avvenuto nel 2017. Il pm rimarca che senza le «strumentalizzazioni attuate dall’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale», il Consiglio di Stato sarebbe addivenuto «con ragionevole probabilità» a «una valutazione diametralmente opposta rispetto a quella operata dal pur altissimo giudice amministrativo, anche per questo motivo non in grado d’incidere sul quadro indiziario fino a questo momento formato in sede penale».
Pochi giorni dopo, il giudice respinge la richiesta di Casto di revoca della sentenza di non luogo a procedere del 2016, perché non c’era nessuna nuova prova sopraggiunta. Il pm impugna anche questo provvedimento davanti alla Cassazione, che ritiene infondato il ricorso.
Ma Casto ha ancora una carta da giocare, così chiede il rinvio a giudizio di Patroni Griffi (e altri), il quale viene assolto nel febbraio 2024. Finita qui? Macché: il pm impugna anche questa sentenza davanti alla Corte d’appello di Lecce, che ieri ha messo fine a una vicenda che ha privato la città della possibilità di avere un terminal passeggeri. «I giudici a Berlino ci sono - commenta Patroni Griffi - E pure le Procure visto che, ancora una volta, la Procura generale ha richiesto il rigetto dell'appello, evidentemente palesemente infondato, se non inammissibile (leggeremo le motivazioni). Il mio piccolo olocausto libera la realizzazione del nuovo terminal passeggeri di Brindisi. E di questo non potrei essere più contento».
Il nuovo Piano regolatore del porto di Brindisi, approvato nel gennaio 2025, ha peraltro confermato esattamente quella localizzazione del terminal «Le vele» che l’accusa voleva dichiarare illegittima. Tanto che la stazione marittima, come annunciato dal presidente dell’Authority Francesco Mastro, sarà realizzata nei prossimi mesi, probabilmente con la compartecipazione del gruppo Grimaldi, dato che il costo dell’opera è nel frattempo pressoché raddoppiato e il finanziamento pubblico non basta più. Resta da chiedersi quanto sia costata all’erario e alla comunità, oltre che alla giustizia - visti anche i toni aspri che talvolta si sono registrati tra magistratura requirente e giudicante -, un’indagine praticamente lunga tre lustri.
















