Roma, 2 feb. (Adnkronos) - Arriva domani in libreria 'La stagione dell'identità. Dalla Brexit a Trump, perché orgoglio e valori contano più di salari e welfare', saggio -edito da Franco Angeli- di Domenico Petrolo, fondatore e direttore della società di comunicazione Cuntura, già responsabile della campagna del 2x1000 del Pd dal 2015 al 2018. Attraverso analisi ed interviste, tra cui Romano Prodi e lo storico Philipp Blom, Petrolo propone un’analisi del consenso elettorale in Occidente e del successo dei partiti populisti e nazionalisti, a fronte di una sinistra che vede troppo spesso l’identità tradizionale come un orpello del passato, mentre esalta le identità multiculturali e cosmopolite.
L’autore nel libro approfondisce il fenomeno dell’immigrazione e la difficoltà dell’integrazione, la crisi demografica, la fatica a seguire i ritmi dell’innovazione tecnologica, la cultura woke, l’Islam radicale, la globalizzazione: temi che disorientano gli elettori e fanno percepire la propria identità sotto attacco. Petrolo, affrontando il tema complesso dell’immigrazione e dell’integrazione racconta il disastroso fallimento del modello svedese ed insieme la strumentalizzazione dell’Islam da parte dei partiti nazionalisti.
Un capitolo del libro dal titolo emblematico “Woke for Trump” è dedicato alla cultura woke, nata per emancipare ma che ha finito per dividere e censurare. Perché come sostiene l’ex premier Romano Prodi, dialogando con l’autore, la cultura woke “è un’idea così avanzata proposta da un’élite da risultare, di fatto, escludente, perché finisce per allontanarsi dal resto della società pur pretendendo di rappresentarlo. Trump ha vinto le elezioni proprio contrapponendo a questa ideologia escludente, che suscitava diffidenza e paura nella maggior parte degli americani, Maga, un’idea identitaria semplice fondata sul senso di appartenenza". Il libro attraversa la Rust Belt americana attraverso la ricerca degli accademici Nicola Gennaioli e Guido Tabellini che, dialogando con l’autore, certificano con dati e numeri che “i poveri votano a destra e hanno smesso di chiedere più uguaglianza alla politica”, e che i credenti risultano più ostili agli immigrati. Ecco perché “Oggi più che mai, scrive Petrolo, occuparsi delle paure significa prendersi cura delle democrazie” e allo stesso tempo è necessario “attribuire un valore agli individui, alle loro tradizioni, alle loro radici. Riconoscere il valore positivo del loro vissuto, il valore delle loro identità, anche se non sono cosmopolite e multiculturali”.
















