La storia
Brahima: dopo le torture in Libia, l'atleta ivoriano vince torneo di boxe a Taranto
Il ragazzo di 31 anni, della Costa d'Avorio, vive a Barletta, e con tenacia e determinazione sta conquistando un successo dietro l'altro
Una storia di sport e determinazione. Solidarietà e valorizzazione degli immigrati. A scrivere e beneficiare di questa pagina di umanità Brahima Almami Coulibaly, 31enne della Costa d’Avorio, che nei giorni scorsi a Taranto ha vinto un trofeo interregionale di pugilato nella categoria senior 75 Kg organizzato nella palestra della dalla Fiamme oro. Ma questo è il meno se si considera che ha iniziato a combattere da pochi mesi dopo aver sopportato un vero e proprio calvario che lo ha portato dalla sua nazione in Italia transitando - sotto le grinfie di delinquenti che lo hanno anche torturato - dalla Nigeria e dalla Libia.
Ad accogliere questo ragazzone con gli vispi la palestra «Boxing Academy Cafagna Barletta» diretta da Andrea Cafagna figlio d’arte dell’indimenticabile Rino. Un luogo dove la parola d’ordine e è sudore ed umanità. Del resto proprio il compianto Rino era emigrato in Australia 1967. Antonio Cinieri, preparatore atletico e tecnico pugilistico collaboratore di Andrea, si è occupato di rimettere in forma il campione. «Mi ha colpito la sua determinazione. Non si stanca mai.», ha detto Antonio. Infatti dopo avergli fatto perdere oltre 10 chili gli ha insegnato tecnica e volontà con l’ausilio determinante il ruolo di Andrea. «Per noi è stato naturale accogliere questo atleta dalla volontà di ferro che si è voluto mettere in gioco. Per storia famigliare e sportiva conosco bene quello che vivono gli immigrati. Mio padre me lo raccontava sempre e non lo dimenticherò mai». Brahima Almami quando racconta la sua impresa gli brillano gli occhi. «Ho provato una gioia immensa che ho comunicato ai miei genitori. Lo sport per me è tutto. Grazie di cuore a chi crede in me», ha riferito felice.