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Pietrapertosa e il mistero del «majo» Le immagini

Pietrapertosa e il mistero del «majo» Le immagini

Pietrapertosa e il mistero del «majo» Le immagini

 
Pietrapertosa e il mistero del «majo» Le immagini

Domenica 20 Giugno 2010, 16:58

02 Febbraio 2016, 21:58

di ANGELO LABBATE 

Lo spirito di don Oreste Ettorre, l’erudito parroco di Pietrapertosa, aleggia e racconta ancora, con dotte citazioni, il fascino misterioso del «majo», celebrato in onore del Solstizio d’estate con l’ecatombe, il sacrificio di cento buoi. Il corteo si avviava da Castro Laureoso, l’antica Laurenzana, preceduto da un tronco di lauro o di agrifoglio, trascinato da una coppia di buoi. Seguivano i buoi espiatori, bendati e ornati alle corna di focacce di farro. La centralità dell’albero nelle feste risale all’antichità. Jean Jacques Rousseau, nella Lettera sugli spettacoli , scrive: “Prendete un palo adorno di fiori in mezzo a una piazza, riuniteci intorno il popolo e avrete una festa”. 

Anche il tedesco Guglielmo Manhardt, studioso di consuetudini agrarie, e l’etnologo inglese Gorge Frazer, avevano individuato nell’usanza di trasportare e innalzare un albero il bisogno umano di beatitudine e “il desiderio di portare al villaggio tutte le benedizioni che lo spirito arboreo ha il potere di spargere intorno a sé”. Secondo l’etnologo Vittorio Lanternari, il culto arboreo risalirebbe all’alba dell’uomo, quando si riteneva che gli alberi avessero caratteri sessuali maschili e femminili e che, unendoli in simbolico matrimonio, si propiziassero frutti abbondanti e si tenessero lontani gli spiriti maligni. Prescindendo dall’archeologia antropologica, c’è da osservare che attualmente i culti arborei sono presenti su tutto il territorio italiano, dalla Lombardia alla Sicilia e che la Basilicata è l’a re a di maggiore diffusione. 

Anche a Potenza, come riferisce Riviello nelle sue Cronache, nella ricorrenza di san Rocco si innalzava un albero nell’omonimo rione. Gli sterminati boschi che un tempo ricoprivano l’antica Lucania, lucus a non lucendo, costituivano gli scenari naturali dei riti. La mancanza di grandi vie di comunicazione e la conformazione orografica hanno accentuato l’isolamento della regione e definito u n’area culturale in cui più facilmente si sono conservate e trasmesse le testimonianze del passato. Alla conservazione ha contribuito anche la Chiesa cattolica nel corso del secolo XVIII, sottoponendo a un processo di cristianizzazione e fondendo manifestazioni di matrice pagana con la celebrazione liturgica dei santi protettori.

In Basilicata sono state scientificamente rilevate due aree; quella del Pollino, con le feste di Viggianello, Terranova, Rotonda e Castelsaraceno; e quella di Gallipoli Cognato - Dolomiti Lucane, con i maggi di Accettura, Oliveto Lucano, Castelmezzano e Pietrapertosa. Nel paese delle Dolomiti, il maggio è dedicato a sant’Antonio da Padova, festeggiato la domenica successiva al 13 giugno. 

Già una settimana prima si respira aria di festa, quando nel bosco di Montepiano sono recisi il cerro più alto e più dritto e il più aggraziato e frondoso agrifoglio, i promessi sposi che alla vigilia sono trasportati in paese. Se al richiamo esercitato dal pittoresco paesaggio si aggiunge il fascino di una kermesse coinvolgente, val bene trascorrere il week-end a Pietrapertosa, per vivere da protagonisti la festa. Di buon mattino, un lento corteo si avvia dal bosco. Robuste coppie di buoi di razza podolica, infiorettati con ginestre, trascinano il pesante tronco di cerro, preceduto dall’ag rifoglo adagiato sul giogo. Vecchi massari e giovani emergenti guidano il corteo. Impugnano lunghi bastoni: servono per stimolare i buoi, ma anche per dissuadere gli importuni. Il tragitto non è lungo, meno di dieci chilometri; ma si sviluppa lungo un impervio tratturo, che rallenta il ritmo. A metà percorso, sui prati si imbandisce una tavolata collettiva. 

A tarda sera, accolta da gran folla e dalle note gioiose della banda, la processione arborea entra in paese. La domenica, mentre si svolgono le funzioni religiose, hanno inizio le difficili operazioni di innalzamento del maggio. Dopo la solenne processione, sino a qualche anno fa, prima che lo sparo fosse vietato, i cacciatori, armati di doppiette, prendevano di mira le targhette numerate appese alla cima, corrispondenti a capretti, agnelli, polli e conigli.
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