l'iniziativa
Giornate Fai di Primavera, in Basilicata sono 65 i luoghi che apriranno al pubblico
A Bernalda la Domus Padri Trinitari, la Masseria Rossi a Ferrandina, il rione de La Rabatana a Tursi, i quartieri arabi e le chiese cristiane di Tricarico, i calanchi di Craco, e tanto altro ancora
Saranno 65 i luoghi aperti al pubblico in Basilicata per al 34esima edizione delle «Giornate FAI di Primavera» che tornano sabato 21 e domenica 22 marzo prossimi. A fare da ciceroni 1.205 giovani studenti della scuola secondaria, appositamente formati dai loro docenti per raccontare le bellezze che li circondano, che apriranno le loro porte a luoghi speciali, spesso poco conosciuti o poco valorizzati, e molti dei quali solitamente inaccessibili.
In Basilicata porte aperte, tra le altre bellezze nel Materano, a Bernalda la Domus Padri Trinitari, la Masseria Rossi a Ferrandina, il rione de La Rabatana a Tursi, i quartieri arabi e le chiese cristiane di Tricarico, i calanchi di Craco, mentre nel Potentino, il Santuario di San Donato di Ripacandida, la Cheisa e il monastero della Santissima Annunziata di Genzano.
Particolare la possibilità, a Matera, di visitare la Fabbrica del Carro trionfale della Festa della Bruna e i vestiti della Bruna, oltre a Palazzo Santoro e l’Episcopio. A Potenza porte aperte allo studio e giardino privato dell’artista Antonio Masini, il Palazzo del Governo.
«C'è una Basilicata a colori e una in bianco e nero - ha detto Rosalba Demetrio, presidente FAI Basilicata - il verde dei boschi, dei vigneti e degli uliveti si intreccia al bianco delle cime innevate dei monti, il giallo del grano e delle dune sabbiose ai colori lunari dei calanchi, l’azzurro del mare alle infinite tonalità delle argille e del tufo. E poi quella della povertà e dell’isolamento, dei Greci che fondarono colonie, dei Romani e a seguire dei Bizantini, dei Longobardi, degli Arabi, degli Albanesi e non solo. Oggi - ha concluso - con la designazione di Matera 'Capitale mediterranea della cultura e del dialogò, si configura come autentico ponte proiettato verso i Paesi dello stesso bacino. Questo è il tema unificante, non unico, del programma lucano».