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Sequestrati a Taranto 24 container per la Cina zeppi di patenti italiane

di MARISTELLA MASSARI 
Decine di migliaia di vecchie patenti di tela rosa, certificati medici e richieste per il rilascio dei documenti. I dati sensibili dei titolari dei permessi di guida della provincia di Matera ridotti in grosse balle di carta e imbarcati in 24 container in partenza come rifiuti, sono stati sequestrati ieri mattina al porto di Taranto dalla Guardia di Finanza. Tutto sarebbe passato prima da Rotterdam ma la meta finale era la Cina
• La Motorizzazione civile: «Impossibile riciclarle, le patenti sono state annullate»
Sequestrati a Taranto 24 container per la Cina zeppi di patenti italiane
TARANTO - Decine di migliaia di vecchie patenti di tela rosa, certificati medici e richieste per il rilascio dei documenti. I dati sensibili dei titolari dei permessi di guida della provincia di Matera ridotti in grosse balle di carta e imbarcati in 24 container in partenza per la Cina come rifiuti, sono stati sequestrati ieri mattina al porto di Taranto dalla Guardia di Finanza. La maggior parte della documentazione, ridotta a cartaccia da destinare al riciclo, proviene infatti dalla Motorizzazione civile di Matera. 

Si tratta di scarti di archivio che vanno dal 2005 al 2008 ceduti dall’ente, come carta da riciclo, alla Croce Rossa italiana e, da questa, rivenduti a due ditte di Bari e Lecce per lo smaltimento. 

Il comandante provinciale delle Fiamme Gialle, il colonnello Nicola Altiero, illustrando i dettagli dell’operazione, ieri mattina ha spiegato che la Motorizzazione e la Croce Rossa sono completamente al di sopra di ogni sospetto e che ogni responsabilità in ordine all’illecito smaltimento dei rifiuti è da attribuire unicamente ai due imprenditori che, per questo, sono stati denunciati. 

A scoprire e bloccare il traffico illegale di rifiuti al porto di Taranto, sono stati proprio i militari della Guardia di Finanza in collaborazione con gli agenti della Dogana di Taranto. Durante i controlli sono state scoperte oltre 600 tonnellate di rifiuti speciali, costituiti in gran parte da materiale cartaceo non riciclabile per un valore di circa 52 mila euro. Erano stivati all’interno di 24 container destinati a far tappa nel porto di Rotterdam, in Olanda, prima di giungere alla meta finale in Cina. 

I militari, in collaborazione con funzionari della Dogana, hanno accertato la falsa indicazione del codice identificativo della tipologia dei rifiuti, l’assenza dei trattamenti preliminari e la mancanza delle autorizzazioni necessarie all’esportazione. Secondo le norme per lo smaltimento dei rifiuti, come è stato spiegato dagli investigatori, in caso di esportazione, non è prevista come in questo caso, la triangolazione tra diversi Paesi. I rifiuti di Matera, dunque, dovevano giungere direttamente in Cina. 

Ad insospettire le Fiamme Gialle è stata l’anomala sosta prevista a Rotterdam. L’operazione, denominata «Papiro», è stata illustrata nel dettaglio ieri mattina al comando della Finanza di Taranto dal colonnello Altiero e dal direttore della Dogana di Taranto, Cosimo Serafino, e dal suo vice, Gaetano Capodiferro. Presenti anche il comandante del Gruppo di Taranto delle Fiamme Gialle, il tenente colonnello Cosimo D’Elia e il responsabile dei finanzieri al porto, il maggiore Giuseppe Dell’Anna. 

Dagli accertamenti è emerso che i container sono arrivati a Taranto accompagnati dalla documentazione che ne indicava la specie in «rifiuti di carta e cartoni da recupero imballaggi da macero». Questo tipo di materiale, per essere smaltito e recuperato, necessita di un trattamento di igienizzazione e di separazione dei vari componenti, per il quale lo Stato eroga un cospicuo contributo. Le indagini della Finanza ora viaggiano proprio in questa direzione. 

Si vuole capire se siano già stati erogati contributi pubblici e a carico di chi. Negli ultimi dodici mesi, i finanzieri insieme con la Dogana, hanno sequestrato al porto di Taranto ben 61 container contenenti complessivamente rifiuti speciali destinati all’estero per circa 1.400 tonnellate.
di MARISTELLA MASSARI 

(foto d'archivio)

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