l'intervista

Bari, il sovrintendente Carusi risponde al senatore Marti: «Io in prima fila per il Petruzzelli»

michele de feudis

«La mia assenza è stata dovuta solo a un intervento chirurgico imprevisto. Sono pronto per l’audizione al Senato»

Nazzareno Carusi, sovrintendente del Teatro Petruzzelli, dallo scorso fine anno alla guida del Politeama, c’è il rischio che le ultime polemiche possano mettere in secondo piano il lavoro culturale e di programmazione promosso in questi mesi. Cosa risponde alle critiche del presidente della Commissione cultura del Senato Marti e dei parlamentari Melchiorre e Lacarra, in merito alla sua mancata partecipazione all’audizione prevista?

«La mia assenza è stata dovuta solo a un intervento chirurgico imprevisto. Tutto qui. Nessuna disattenzione o volontà di ignorare un invito istituzionale. Sono al servizio del teatro, che è della collettività, di chi la rappresenta, del pubblico e di tutti coloro che quotidianamente vi lavorano. Nessuna polemica da parte mia. Anzi, ringrazio il presidente Marti e gli onorevoli Melchiorre e Lacarra della loro attenzione».

Fissare una nuova data?

«A disposizione, come ho già comunicato per le vie brevi».

Potrebbe collegarsi via internet.

«È vero. Ma sono convinto che le istituzioni, proprio per il rispetto loro dovuto, meritino sempre la presenza di persona. Oggi, viviamo nella velocità onnivora degli schermi digitali, un’illusione che aumenta e non riduce le distanze, e proprio questa vicenda dimostra la necessità di guardarsi negli occhi e parlare personalmente. È la stessa differenza che corre tra l’ascoltare un concerto a casa propria o entrare in un teatro».

In questi mesi quali i punti di forza del teatro-simbolo dell’identità barese e del dinamismo culturale del Mezzogiorno?

«Il Petruzzelli è Bari, la Puglia, il Meridione, la storia della musica, del teatro e del cinema italiani. Vi ho trovato una qualità del lavoro eccezionale a tutti i livelli, per capacità e coesione. E poi il pubblico, affezionatissimo e preparato. Ricevo messaggi, suggerimenti, idee, a volte critiche. È stupendo, sono in prima linea per il Petruzzelli».

Sul fronte dei dossier che ha trovato sul tavolo, è alle prese con la formulazione di un bando più efficiente per il personale di sala: a che punto è la ricognizione?

«È in gioco la dignità del lavoro, un valore non negoziabile, e ho due pareri in parte discordanti, dell’Avvocatura dello Stato e del professor Roberto Voza. Così, mi sono rivolto al Ministero del Lavoro e attendo una risposta».

Il dialogo con lavoratori e categorie sindacali?

«Ritengo di poterlo dire ottimo, pur con qualche accelerazione che è normale dialettica tra le parti. Ho letto la lettera della Uil-Fpc di qualche giorno fa e posso assicurare che tutti i punti in essa ricordati sono alla mia attenzione; anche se, ovviamente, le relative soluzioni, in gran parte, non dipendono da noi. Quanto al richiamato ritardo di risultati concreti, l’incontro è avvenuto il 17 marzo e la lettera è del 13 aprile. È vero che il buon Dio creò il mondo in sei giorni, ma forse è un’aspettativa eccessiva per le mie capacità».

Resta sullo sfondo la contesa giudiziaria sulla proprietà del teatro. In che tempi potrebbero esserci delle novità? Questa incertezza influisce sulla vita del teatro?

«La sentenza è attesa a breve e costituirà una svolta impegnativa, in un senso o nell’altro. Ma la vita del teatro continua e sono certo che continuerà a brillare della luce che le è propria».

I primi eventi in cartellone di cui è più orgoglioso?

«Tutti, davvero. Ho ereditato la stagione 2026 dal lavoro di Nicola Grazioso e Luigi Fuiano, due figure importanti del nostro teatro. È densa di curiosità, suggestioni, sorprese, a cominciare dalla meravigliosa “Cecchina” inaugurale. Io vi ho aggiunto il concerto straordinario di Eleonora Buratto, che ha esaltato un calendario già ricchissimo».

C’è un’opera in particolare che vorrebbe portare in scena al Petruzzelli?

«So che il Roberto Devereux di Donizetti manca da sempre».

Altri progetti?

«Deve tornare la grande danza. E vorrei una scuola per tecnici teatrali. Le nostre maestranze sono eccezionali e nel caso di alcuni di loro si tratta di una nobile tradizione familiare. Il loro sapere non deve andare disperso. Infine, vorrei un’accademia vocale e strumentale. Palazzo San Gaetano, da ristrutturare, ne sarebbe la sede perfetta».

E le celebrazioni di Niccolò Piccinni?

«Il maestro Riccardo Muti ha accettato di presiederne il Comitato d’Onore, ed è un onore nell’onore. E la tragédie-lyrique “Atys” che aprirà la stagione del ’28, anno del tricentenario, sarà una nostra nuova produzione insieme con il Teatro alla Scala. Non era mai successo e ne sono felice».

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