la denuncia
Bari, al San Paolo spuntano i cartelli contro l’aborto. Il centro Ivg della Asl: «Adesso temiamo le aggressioni»
La presenza delle donne col volto coperto ai cancelli del Centro è stata segnalata alla direzione sanitaria e di lì a poco il cartellone è sparito. «Ma è un brutto segnale. C'è un clima pesante attorno a noi»
«È la seconda volta in un mese. La paura? Che dai cartelloni possano passare alle aggressioni fisiche». Il personale sanitario che fa capo all'Unità di Pianificazione familiare Ivg (interruzione volontaria di gravidanza) dell’ospedale San Paolo è in ansia. Il 20 marzo e poi ancora sabato scorso, all'ingresso del Centro, con esattezza al varco per le automobili, sono stati trovati cartelloni antiabortisti affisso ai cancelli. Nelle vicinanze alcune donne coperte da cappelli e foulard. Subito è scattata la mobilitazione degli operatori, che si sono rivolti anche alla Gazzetta. «Abbiamo paura soprattutto per le donne che vengono da noi. Magari hanno subito un aborto spontaneo, o devono interrompere la gravidanza per una diagnosi infausta, e si trovano di fronte questo manifesto con la scritta “non fermare il suo cuore”... psicologicamente è molto pesante da affrontare».
La presenza delle donne col volto coperto ai cancelli del Centro è stata segnalata alla direzione sanitaria e di lì a poco il cartellone è sparito. «Ma è un brutto segnale - spiega una delle operatrici -. C'è un clima pesante attorno a noi, peggiora nel tempo, non ci si rende conto che noi siamo un baluardo per i diritti delle donne e per la loro salute».
Nonostante siano passati quasi 50 anni dalla legge 194/78 ci sono ancora fanatici oltranzisti, perché quando si parla di diritti civili il confronto purtroppo si surriscalda. «Noi in reparto operiamo per il pieno rispetto della legge. È triste vedere come ci sono ancora donne pronte a lanciarsi contro altre donne. La verità è che questi estremisti agiscono sull'onda dell'ignoranza. Si scagliano contro le interruzioni di gravidanza senza rendersi conto che noi trattiamo tanti casi diversi. Abbiamo donne che vogliono disperatamente un bambino e si trovano a dover affrontare aborti spontanei, altre che devono fare i conti con diagnosi di malattie gravissime del feto. Quelle che affiggono certi manifesti non sanno neanche cosa sia l'empatia, il dolore che noi ci troviamo a dover gestire».
La legge 194 non è mai stata una facilitazione per donne che capricciosamente decidono di interrompere la gravidanza. Prima di avere l'accesso all'intervento si passa attraverso colloqui psicologici e visite. Nel reparto c'è anche una sede di Save the children che accompagna le donne migranti con difficoltà di comprensione linguistica. «Alcune erano incinte in seguito a stupri – conclude il personale dell'Unità -. Noi facciamo di tutto per aiutare le donne. Tutte le donne».