serie b
Bari, silenzio e imbarazzo al San Nicola. Con il Venezia un'amichevole più che una partita per la salvezza
Non è la sconfitta a lasciare un senso di angoscia. Ma il vuoto che la squadra lascia in eredità. Opprimente
Ve le ricordate le partitelle del giovedì? Erano i tempi in cui il calcio entrava nelle case degli italiani alla domenica. Un’amichevole in famiglia. La prima squadra contro i ragazzini, l’occasione per provare schemi e uomini senza l’assillo del risultato. Ecco, contro il Venezia sembrava proprio una partita di quelle. E lo stesso s’era visto a Monza. Il Bari? Non pervenuto. Spettatore non pagante. Tutto tranne che una squadra che gioca per salvare la «vita». Zero tracce, pochissimi sussulti, un imbarazzante senso di pochezza generale. Il risultato? L’ultimo dei problemi. Nonostante una classifica da paura. Non è la sconfitta a lasciare un senso di angoscia. Ma il vuoto che la squadra lascia in eredità. Opprimente.
Il Venezia è forte, anzi fortissimo. Ma qui, ha vinto giocando come si faceva al giovedì. Al piccolo trotto, senza mai avere la reale necessità di alzare i giri del motore. Anche e soprattutto perché di fronte aveva un avversario impalpabile. Un avversario che non era buono nemmeno a buttarla in «caciara». Una maglietta tirata, un piede a martello, un fallo di frustrazione. Ma come ci si può salvare con un quadro del genere? Calciatori quasi storditi, un allenatore chiamato a gestire più che ad allenare. Il caso Pucino, l’ennesima gestione tafazziana. Non era lui il salvatore della patria, ma nemmeno la causa dei guai biancorossi. Ma li avete visti i suoi compagni di reparto? Solo che non si chiamano Pucino e la fanno franca nonostante un’ormai lunga serie di orrori. Invece qui ci si perde ancora a giocare alla caccia al colpevole. Un tiro al bersaglio che porta solo veleno nei pozzi. Il resto è fuffa. E con la fuffa si finisce direttamente in serie C.
Cos’altro aggiungere? Venezia forte e nettamente più forte del Bari. Agevolato da tre gravissimi errori in occasione dei tre gol. Ma sempre in pieno controllo della partita. E capace di lasciare le briciole (un tiro di Braunoder e una scelta sbagliata di Rao sempre bravissimo a «sgommare»). Longo sceglie una gestione conservativa. Fuori Artioli, il più goemetrico. In mezzo ci sono Maggiore, Traore e Braunoder. Ricordando Maita e Benali... vien francamente da «piangere». Stroppa sembra ordinare calma. Inutile forzare le giocate. Il pallone si muove lento ma sembra che stia bene anche al Bari, raggomitolato su se stesso e incapace di costruire qualcosa di credibile. Spento, senza idee, nemmeno «incazzato». Un disastro emotivo che coinvolge il frustrato popolo del «San Nicola». Poveri tifosi del Bari. Certe brutture non s’erano mai viste. Nemmeno nelle vecchia e affascinante Quarta serie. Sigh!