Economia del mare
Mastro: «Terminal, approdo turistico e crociere: siamo pronti a stringere un patto tra il porto di Bari e la città»
Parla il presidente dell’Autorità portuale: «puntiamo a costruire un sistema capace di sostenere una domanda di qualità. Punteremo sulle fonti rinnovabili»
Porto turistico e una nuova idea di città rispetto al mare. Il progetto del nuovo approdo al Molo San Cataldo -36 milioni di investimento, fino a 230 posti barca con possibilità di ospitare super yacht fino a 100 metri - non è solo un’infrastruttura, ma rappresenta l’ingresso della città nel circuito del turismo di lusso. L’obiettivo è inaugurarlo entro due anni.
Un salto che, però, non può riguardare solo il porto. «Parliamo di una utenza esigente - spiega il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Francesco Mastro - che può fare cambusa anche da 20mila euro o spendere 15mila euro per una cena. Chi arriva dal mare sa cosa vuole e si aspetta di trovare servizi adeguati a terra». È qui che si gioca la sfida: costruire un sistema capace di sostenere questo tipo di domanda, dall’approvvigionamento ai trasporti, fino all’accoglienza e all’offerta commerciale e culturale.
Serve, in altre parole, un patto tra porto e città. «La crescita dei flussi deve andare di pari passo con la crescita della città in termini di servizi», sottolinea Mastro, indicando chiaramente la direzione. Il presidente rivendica anche la continuità amministrativa del percorso intrapreso: «Ho ereditato un lavoro già avviato da Ugo Patroni Griffi, che ha avuto una visione lungimirante. Oggi stiamo portando avanti e consolidando quel percorso, con l’obiettivo di far fare a Bari il salto definitivo».
I numeri, intanto, confermano che il cambiamento è già in corso. Nel 2025 il porto di Bari ha superato le 500mila presenze crocieristiche, registrando una crescita del 19 per cento rispetto all’anno precedente. Per il 2026 sono previsti 206 scali di navi da crociera. Ma il dato più significativo riguarda la permanenza: circa il 45 per cento dei passeggeri non è più soltanto di passaggio, bensì sceglie di fermarsi in città. Un cambio di paradigma che rafforza il ruolo di Bari come destinazione, con una tendenza chiaramente al rialzo.
A rafforzare questa tendenza, arriva il nuovo terminal crociere sulla banchina 10, pronto entro l’inizio dell’estate. Una struttura da circa 3mila metri quadrati, moderna e polifunzionale, gestita da MSC Crociere per i prossimi dieci anni e destinata a diventare un vero hub sul mare. «Con il nuovo terminal - sottolinea Mastro - la proposta farà un balzo totale. I servizi saranno sicuramente all’altezza delle aspettative». Il punto, però, resta sempre lo stesso: trasformare la crescita dei flussi in sviluppo reale per la città. «Serve un sistema che funzioni: dai collegamenti tra porto e centro ai servizi, fino alla capacità di raccontare il territorio».
Bari, secondo Mastro, ha tutte le carte per riuscirci e guarda anche a un posizionamento internazionale più ambizioso: «Potremo accogliere yacht fino a 100 metri, cosa che altri porti del Sud Italia non riescono a fare. Non è un caso che realtà come Montecarlo guardino con interesse a Bari, proprio perché manca nel Mezzogiorno un riferimento capace di ospitare super yacht». Parallelamente, si lavora anche sul porto vecchio, con le intese già avviate con il Comune per il passaggio sotto la competenza dell’Autorità portuale e il successivo dragaggio, fondamentale per la piena fruizione dell’area. «Siamo - assicura - in perfetta sintonia con l’amministrazione comunale. Sarà questo un percorso destinato a garantire nuove opportunità di crescita e rilancio per tutta l’area».
In merito a possibili ripercussioni collegate alla crisi internazionale in atto, Mastro sottolinea: «In questo scenario, il Mediterraneo si distingue come uno spazio sicuro, capace di attrarre e consolidare traffici, in particolare nel settore crocieristico. La percezione di sicurezza diventa infatti un fattore determinante nelle scelte degli operatori e dei viaggiatori, contribuendo a rafforzare il ruolo strategico del Mediterraneo come snodo chiave delle rotte globali». Con una precisazione: «Questa rinnovata centralità impone una riflessione più ampia sulle prospettive di sviluppo, a partire dal tema energetico. Investire in modo più efficace e deciso nelle fonti rinnovabili non è più soltanto un’opzione, ma una necessità strategica. La transizione energetica, come ha spesso ribadito, rappresenta infatti una leva fondamentale per garantire competitività, sostenibilità e autonomia nel medio-lungo periodo, accompagnando la crescita dei traffici con un modello più resiliente e coerente con le sfide globali».