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A Bitonto in processione sfila il Legno Santo, realizzato dai ragazzi del carcere minorile di Bari

Viviana Minervini

I confratelli hanno portato dentro il Fornelli la loro storia, i loro simboli, la loro Settimana Santa; i ragazzi, invece, hanno restituito a quell’oggetto una verità che nessuna bottega avrebbe potuto garantire

C’è un tratto di Venerdì Santo, quest’anno, che non passa soltanto dalla tradizione bitontina. Passa dalle mani di sei ragazzi ristretti dell’Istituto penale per i minorenni “N. Fornelli” di Bari, che hanno assemblato, decorato e ridipinto alcune parti del nuovo Trofeo del Legno Santo destinato a sfilare nella processione dell’Arcicongregazione di Santa Maria del Suffragio. Ed è proprio qui il senso più profondo dell’opera: non un semplice apparato devozionale, ma un segno che tiene insieme fede, fragilità e possibilità di riscatto.

Il trofeo custodirà, come da tradizione, le due schegge lignee “estratte dalla Santa Croce in Gerusalemme”, donate nel 1711 all’Arciconfraternita da mons. Giovanni de Lerma, arcivescovo di Siponto e Manfredonia, bitontino e confratello dal 1683. Reliquie antiche, dunque, accolte però quest’anno dentro una struttura del tutto nuova, pensata per parlare anche al presente.

A firmarne il progetto è Vitantonio Vacca, che ha immaginato una macchina alta circa quattro metri, ispirata in chiave contemporanea al ciborio di Arnolfo di Cambio in San Paolo fuori le Mura a Roma. Una reinterpretazione che rinuncia alle classiche colonne portanti e affida l’equilibrio dell’intera struttura a un sistema di tiranti in acciaio armonico e a un gioco di compressioni e tensioni tipico delle tensegrità. Il risultato è una architettura che appare sospesa, quasi interrotta, capace di lasciare la reliquia completamente visibile a 360 gradi.

Ma più della tecnica, conta la simbologia. La struttura sembra reggersi nel vuoto, come se mancasse sempre qualcosa per completarla. Ed è proprio questo il messaggio che il priore Giuseppe Vacca ha voluto imprimere al trofeo: la rappresentazione di vite sospese, vite ferite, vite ancora in costruzione. Quelle parti mancanti non sono soltanto una scelta estetica: raccontano l’incompiuto, ciò che può ancora essere ricostruito. E dentro quel blu intenso della volta stellata c’è anche un richiamo quasi naturale a Lucio Dalla, a quel detenuto immaginato in La casa in riva al mare che dalla sua cella «vedeva solo il mare / ed una casa bianca in mezzo al blu». Allo stesso modo, chiunque alzerà gli occhi verso il trofeo – e i ragazzi del Fornelli prima di tutti – potrà affacciarsi idealmente sul proprio blu: su quel firmamento dipinto, su un altrove ancora possibile.

L’attività laboratoriale si è svolta il 18 marzo all’interno dell’IPM di Bari, grazie al coinvolgimento del direttivo dell’Arcicongregazione e alla mediazione di don Francesco Desantis, viceparroco e cappellano dell’istituto. Con Giuseppe Vacca, Domenico Pinto, Cecilia Bisceglie, Roberto Martucci, il progettista Vitantonio Vacca e l’artigiano Franco Vacca, i ragazzi hanno lavorato su alcuni elementi del trofeo, contribuendo al montaggio e alla decorazione. Tina Masciale si è occupata della pitturazione, Antonio Liso della struttura in ferro. Il tutto è stato assemblato all’interno del Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto all’interno della chiesa di San Giorgio.

Più che un laboratorio, è stato un incontro. Un attraversamento reciproco. I confratelli hanno portato dentro il carcere minorile la loro storia, i loro simboli, la loro Settimana Santa; i ragazzi, invece, hanno restituito a quell’oggetto una verità che nessuna bottega avrebbe potuto garantire. Hanno trasformato il trofeo da semplice architettura a segno profondo della Croce. E non è un caso se molti di loro, alla fine, abbiano chiesto una sola cosa: tornare a vedersi.

Quando questa sera la processione uscirà dalla chiesa del Purgatorio, nel buio del centro storico rischiarato soltanto da fiaccole e candele, sfilerà anche questo trofeo. E dentro quella sospensione, forse, ci sarà molto più di una reliquia: ci sarà l’idea che anche una vita spezzata possa ancora diventare un capolavoro.

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