l'udienza

«Hanno minacciato di morte me e la mia famiglia»: così l'ex luogotenenente dei Parisi ha deciso di collaborare con la giustizia

ALESSANDRA CANNETIELLO

L’esponente della criminalità barese, «Bino» Pace , spiega le ragioni della scelta: «Hanno chiamato mio figlio e gli hanno detto: "Come è morto mio fratello, appena esco ti devo ammazzare anche a te"»

Dopo la sua decisione di collaborare con la giustizia e “pentirsi” Sabino Pace, il 42enne detto «Bino» - noto esponente della criminalità organizzata barese e affiliato del clan Parisi - ha spiegato le ragioni della sua scelta. Arrestato nell’aprile 2025 nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Lecce coordinata dal pm Milto De Nozza relativa al traffico di stupefacenti sull’asse Ginosa-Bologna culminata nell’applicazione di 13 misure cautelari (11 in carcere e 2 ai domiciliari) il 42enne ha confermato di aver rifornito la droga alle due figure di vertice della presunta associazione.

Ma non è tutto. Perché alla domanda del gup di Lecce Maria Francesca Mariano sui motivi che lo hanno spinto a parlare, Pace ha spiegato di aver subito minacce di morte contro la sua famiglia e richieste di denaro che avrebbe infine accettato di pagare. Dopo aver ammesso di aver tenuto in cella uno Smartphone di nascosto, ha rivelato di essere stato contattato da alcune persone che attraverso i social gli avrebbero intimato di pagare 20mila euro: «Se non ci paghi noi ammazziamo te o qualcuno della tua famiglia». Minacce che per il pentito sarebbero riconducibili a un fatto di sangue avvenuto due anni prima nel comune in provincia di Bari. In udienza il 42enne spiega infatti che subito dopo quell’omicidio suo figlio era stato raggiunto al telefono da una voce che gli avrebbe detto: «Come è morto mio fratello, appena esco ti devo ammazzare anche a te». Quella voce al telefono, stando alle sue parole, era appunto del fratello minore del 19enne Gabriele Decicco, giovane barese freddato con 7 colpi di arma da fuoco a Sannicandro di Bari il 17 dicembre 2024. Per la Dda di Bari quel delitto si colloca come il regolamento di conti della fazione capeggiata proprio da Pace. Un delitto che vede imputato a processo il 24enne Alessio Gagliardi, come presunto esecutore materiale dell’azione mortale.

Secondo l’ipotesi investigativa Gagliardi quella sera di dicembre avrebbe raggiunto Decicco a bordo di un monopattino e gli avrebbe sparato all’interno di un rivenditore aperto 24 ore al giorno in corso Vittorio Emanuele III poco prima delle 21. Un’azione mortale che per gli inquirenti sarebbe appunto una ritorsione per un altro agguato, andato fallito, a marzo 2024, pochi mesi prima del delitto. Bersaglio di quell’azione era stato un 22enne pregiudicato appartenente al gruppo di Pace e per cui furono arrestati e condannati la madre e il fratello minore di De Cicco. Alla radice dei contrasti criminali il controllo delle piazze di spaccio a Sannicandro di Bari: da un lato il gruppo di Pace, legato ai Parisi, dall’altra la fazione a cui sarebbe stato vicino proprio il fratello del 19enne, quella degli Strisciuglio.

La collaborazione di Pace, oltre che per l’inchiesta della Dda di Lecce che lo vede ora imputato, potrebbe svelare le dinamiche legate alle organizzazioni criminali che operano nel comune del Barese e dunque al contesto in cui maturò quel delitto.

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