In città

A Bari la rabbia dei ristoratori: «Interi gruppi di persone prenotano e poi non si presentano»

rosanna volpe

Il fenomeno del «no-show» (prenotare un tavolo e sparire nel nulla) causa danni ai locali pubblici. «Succede ogni settimana». Ma ora parte la controffensiva

C’è una nuova tendenza che sta mettendo a dura prova anche i ristoratori baresi. Come tutti i fenomeni, ha un nome: si chiama no-show. Tradotto: prenotare un tavolo e sparire nel nulla. Non parliamo di coppiette in settimana, ma di gruppi fino anche a dieci persone che scelgono il weekend come palcoscenico del loro gioco preferito: occupare il tavolo senza mai sedersi. È successo a tutti, dai locali storici ai più piccoli bistrot: guardi il registro delle prenotazioni e pensi «Serata piena!», poi arrivi in sala e il tavolo è deserto. E succede ogni settimana, con una puntualità quasi svizzera. Dietro quel tavolo vuoto, però, non ci sono solo sedie inutilizzate: ci sono turni organizzati, personale chiamato, spesa fatta, materie prime acquistate e, soprattutto, altri clienti che magari non hanno trovato posto.

«Ormai è chiaro – racconta Paolo Putignano (Fate Smoke) – il nuovo sport nazionale non è più mangiare fuori, ma prenotare e non presentarsi. Noi non abbiamo tanti coperti e ogni tavolo lasciato vuoto è un’occasione persa, un po’ di lavoro che va in fumo. Capita spesso che prenotazioni ripetute, soprattutto nel weekend, finiscano in nulla. E non è solo una questione di maleducazione: è proprio una mancanza di rispetto per chi lavora».

«Vediamo sempre lo stesso schema ovunque - aggiunge Nando Longobardi (Gintoneria) - prenotazioni numerose che non si concretizzano. Non è solo una questione di affari persi, ma anche di organizzazione: pianificare personale, cucina, materie prime. Tutto svanisce quando i tavoli restano vuoti. E la cosa più difficile è rimediare all’ultimo momento: un tavolo da sei o otto non si riempie in cinque minuti».

«Ci sono anche – spiega Gianluca Spagnuolo (La Locanda di Federico) –motivi pratici: la gente non arriva perché non trova parcheggio. Noi lavoriamo tra Bari Vecchia, Madonnella e Umbertino, dove trovare posto è un’odissea, soprattutto nel fine settimana. In quei casi magari avvisano all’ultimo momento, quando sono già in difficoltà, ma il risultato non cambia: il tavolo resta vuoto e difficilmente si riesce a rimpiazzarlo».

La conta, intanto, si ripete puntuale anche nei gruppi WhatsApp dei ristoratori: ogni fine settimana a qualcuno tocca il «tavolo fantasma». Ci si confronta, si condividono numeri, si prova anche a scherzarci su. Ma fino a un certo punto. Perché quando i casi si moltiplicano, la pazienza si assottiglia e diventa inevitabile pensare a soluzioni più strutturate. «Attiverò molto presto nel mio locale la prenotazione con carta di credito – spiega Putignano. In caso di mancata presentazione, il ristorante potrà trattenere una penale, chiaramente comunicata e accettata dal cliente. Basterebbe anche rispettare termini semplici, come cancellare 24 o 48 ore prima. Non è una punizione, ma una forma di tutela. In passato ho provato anche la via social, pubblicando video del tavolo andato a vuoto per sensibilizzare sul tema, ma non è bastato».

«Lo fanno già molti alberghi – osserva Eddy Mondi Guri (Eddycola) – ed è giusto che cominciamo anche noi. La gente va educata. Se non comprendono da soli che qui si perde lavoro vero, allora è corretto introdurre regole che possano tutelarci. Anche un piccolo acconto simbolico può fare la differenza». Il ristoratore non nasconde l’amarezza: «Quando succede è frustrante. A volte sembra quasi che qualcuno voglia testare la nostra pazienza. Ci troviamo a gestire tavoli vuoti in un locale che vive di prenotazioni. Il venerdì e il sabato diventano una roulette russa. E nel frattempo diciamo no ad altri che avrebbero occupato quel posto».

Tra ironia e amarezza, il messaggio è chiaro: il no-show non è più un episodio isolato, ma un’abitudine sempre più diffusa. E se fino a ieri si chiudeva un occhio, oggi il settore sembra pronto a cambiare approccio, puntando su regole semplici ma efficaci. «Dietro ogni tavolo vuoto non c’è solo un’assenza, ma un lavoro che merita rispetto». Ed è da qui che i ristoratori sono pronti a ripartire.

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