Il caso
«Colpito per sbaglio in una lite mafiosa, ma ucciso dall'errore dei medici». Bari, risarcimento milionario ai familiari di un 31enne
Di Mussi fu centrato da un proiettile durante la lite in cui morì il figlio del boss Stramaglia. I giudici: al Di Venere gli fecero una Tac invece di operarlo immediatamente
La sua unica colpa è stata di trovarsi in un bar di Valenzano dove, quella sera, una lite tra il figlio del boss locale e un «picciotto» degenerò in una sparatoria. Oltre a colpire al cuore Michele Buscemi, «il Palermitano», i proiettili sparati da Luigi Spinelli, «Gino il nano», colpirono alla femorale Daniele Di Mussi, 31 anni, un ambulante che era al bar per guardare la partita. Il giovane, padre di due figli, morirà dissanguato all’ospedale Di Venere alle 23,40 senza mai arrivare in sala operatoria. Ora, 18 anni dopo, la Corte d’appello di Bari ha stabilito che la vedova e i figli dovranno essere risarciti con quasi un milione e mezzo dalla Asl di Bari: i medici persero tempo con una inutile Angiotac, quando invece un intervento chirurgico tempestivo avrebbe potuto salvarlo.
I giudici (Terza sezione, presidente Grillo, relatore Vitale, Barracchia) hanno ribaltato la sentenza di primo grado accogliendo il ricorso dei familiari della vittima (con gli avvocati Giovanni D.G. Spinelli e Maria Teresa Di Venere), e condannando la Asl a risarcire con 348mila euro la vedova e 363mila euro ciascuno i figli nel frattempo diventati maggiorenni: con rivalutazione e interessi si arriva, appunto, a circa 1,3 milioni di euro, oltre quasi 50mila euro di spese legali.
Decisiva è stata la consulenza tecnica chiesta dalla Corte d’appello, in cui è scritto in sostanza che quella sera i medici persero troppo tempo. Il punto è delicato: non è detto che...