la decisione

«Codice Interno, i clan baresi si occupavano di politica». Il gup: «Oliveri scelse di rivolgersi ai Parisi»

Le motivazioni della condanna in abbreviato di 103 imputati dopo il blitz del 2024 sui rapporti con la criminalità organizzata di Bari: l'ex consigliere regionale scelse di impegnarsi a favore della moglie. I mafiosi ricorsero anche al voto disgiunto: «L’Amtab era il loro ufficio di collocamento»

Giacomo Olivieri non si sarebbe limitato a muoversi nel perimetro di una normale attività politica, ma avrebbe partecipa consapevolmente a un accordo elettorale illecito con soggetti inseriti nella criminalità organizzata barese finalizzato alla raccolta di voti in occasione delle Comunali del 2019 a Bari per far eleggere la moglie Maria Carmen Lorusso. E’ questa la valutazione del gup di Bari, Giuseppe De Salvatore, nelle motivazioni della condanna in abbreviato per l’ex consigliere regionale i gli altri 102 imputati di «Codice Interno».

In 1.723 pagine sono ricostruite la genesi dell’indagine della Dda di Bari e lo spaccato che ne emerge. L’inchiesta della Dda di Bari riguarda infatti i vertici e gli affiliati del clan Parisi-Palermiti del quartiere Japigia e si basa anche sui racconti dei collaboratori di giustizia a partire da Domenico Milella. Tra le posizioni più rilevanti quella di Savino Parisi, detto Savinuccio, capo storico del sodalizio, e di Eugenio Palermiti, entrambi riconosciuti responsabili del reato associativo. Condanne significative riguardano anche Tommaso Lovreglio, figura di collegamento tra i gruppi criminali e le dinamiche operative. L’organizzazione mafiosa, secondo il Gup, era in grado di gestire traffici di droga, estorsioni, armi, ma anche influenzare il voto, confermando quindi una piena integrazione tra attività mafiosa e interessi economico-sociali.

Per Giacomo Olivieri la condanna è di 9 anni per voto di scambio politico-mafioso e tentata estorsione (nel dettaglio: 8 anni per i tre episodi di voto di scambio e un anno per l'estorsione) oltre a 2mila euro di multa, all’interno di un quadro che il gup descrive come espressione di una saldatura stabile tra criminalità organizzata e ricerca del consenso politico. Le motivazioni chiariscono che i fatti si collocano nel periodo della campagna elettorale, in particolare nei mesi precedenti al voto di primavera 2019, quando – come emerge anche dalle intercettazioni – l’ex consigliere regionale arrestato nel blitz di febbraio 2024 e tutt’ora ai domiciliari era «impegnato a condurre illecitamente la campagna elettorale» . In questo arco temporale si sviluppa il rapporto con intermediari e referenti del mondo criminale, attraverso cui viene organizzata la raccolta del consenso, accordandosi con Tommaso Lovreglio (nipote del boss Parisi) e i rappresentanti dei clan Strisciuglio e Montani: «L’ipotesi che Olivieri abbia individuato non a caso Lovreglio Tommaso come interlocutore in ragione del familiarità con i Parisi trova conferme nei dati captativi». Le intercettazioni richiamate dal Gup dimostrerebbero inoltre l’esistenza di meccanismi tecnici di gestione del voto (come il voto disgiunto) pienamente compresi dagli interlocutori, «segno della strutturazione dell’accordo illecito».

Olivieri avrebbe preso parte a un sistema di scambio elettorale politico-mafioso, accettando il sostegno di soggetti legati ai clan in cambio di utilità politiche. Non si tratta, secondo il giudice, di una ricerca generica di voti, ma di un vero e proprio accordo strutturato.  Il gup respinge la tesi della difesa (in base a cui Olivieri non sapeva di aver chiesto voti a esponenti mafiosi) sottolineando che «l’obiezione inerente all’assenza di consapevolezza […] risulta smentita dai dati probatori» e deriva da una lettura parziale delle intercettazioni. Le conversazioni captate mostrano infatti «un meccanismo che era ben conosciuto dai principali protagonisti del voto di scambio». Quanto alla finalità, il gup esclude qualsiasi rilevanza della giustificazione politica: «Le motivazioni politiche […] restano estranee all’ambito applicativo della norma» e non incidono sulla responsabilità penale . Anzi, viene individuato un obiettivo concreto e personale: «la finalità […] è chiaramente consistita nella elezione della candidata Lorusso Maria Carmen».

Per quanto riguarda i rapporti con la pubblica amministrazione, secondo il gup l’indagine «dimostra emblematicamente l’infiltrazione dei Parisi nel circuito economico realizzata attraverso l’imposizione di un sistema clientelare di assunzioni all’interno dell’azienda municipalizzata Amtab». A tale proposito vengono valorizzate le dichiarazioni del pentito Nicola De Santis che al pm Fabio Buquicchio (titolare delle indagini con il collega Marco D’Agostino) raccontò come funzionava il sistema delle assunzioni delle persone collegate ai clan. «Le dichiarazioni di De Santis evidenziano la colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e la trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso per ragioni di parentela o di amicizia», scenario che risulta «vigorosamente riscontrato dalle numerose intercettazioni che confermano l’esistenza di un sistema clientelare all’interno dell’Amtab, alimentato, in particolare, da Lovreglio Tommaso e De Tullio Michele».

[m.s.]

 

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