l’indagine
Scoperta la fabbrica delle fatture false, sequestri per un milione a 36 imprenditori baresi: c'è pure un ex sindaco
La Finanza ha eseguito il decreto del gip Cafagna. Al centro del sistema per creare fondi neri ci sarebbe un 70enne barese: «I soldi finivano in Bulgaria»
Un ex assicuratore, con il fratello e la moglie, aveva creato una società per produrre infissi. Peccato che in quattro anni non abbia costruito nemmeno una finestra, ma solo fatture: oltre cento pezzi di carta che - questa l’ipotesi della Finanza - sarebbero stati utilizzati da altri imprenditori (veri) per creare provviste di denaro. È su questa base che il gip di Bari, Antonella Cafagna, ha emesso un decreto di sequestro preventivo nei confronti di 39 tra persone fisiche e società, tutte accusate a vario titolo di reati fiscali (emissione e utilizzazione di fatture inesistenti, omessa dichiarazione e dichiarazione fraudolenta, oltre l’illecito amministrativo nei confronti delle società).
Il fascicolo del pm Giuseppe Dentamaro nasce da una verifica effettuata dalla Finanza di Putignano, partita da una segnalazione del Nucleo speciale tutela entrate, sulla Sud Serramenti di Turi e sul suo legale rappresentante, Leopoldo Lionetti, 70 anni, di Bari, a cui sarebbero riconducibili anche altre società utilizzate per far funzionare lo stesso meccanismo. La «cartiera» di Turi, costituita nel 2008, è stata messa in liquidazione nel 2023: i militari hanno accertato che non ha mai avuto dipendenti, non ha mai acquistato materie prime e aveva sede legale nell’abitazione dell’amministratore. Lionetti, con un passato da assicuratore, da venditore di farmaci e da ristoratore, sentito dai finanzieri ha dichiarato di aver creato la società per fare l’«installatore di infissi», insieme al fratello che lavorava per una società specializzata, ma di non essere mai riuscito ad acquistare i macchinari né a trovare un deposito da utilizzare. Eppure la società risulta aver emesso fatture di vendita per 110mila euro nel 2019, per 503mila euro nel 2020 e per 638mila euro nel 2021.
La Finanza ha così passato al setaccio i presunti clienti, ed è emerso che nessuno è riuscito a dimostrare la consegna dei beni ma nemmeno di produrre preventivi, ordini o documenti di trasporto. «Non può sostenersi - ha annotato il gip - che la società abbia compiuto acquisti “a nero” sul presupposto che l’acquisto di beni “non documentato” non si giustificherebbe se non in prospettiva di cessioni della stessa natura»...