il caso

Torture nel carcere di Bari, ridotta la pena ad agente di polizia penitenziaria

Domenico Coppi finì a processo (e poi scelse il rito abbreviato) per le presunte torture inflitte il 27 aprile 2022 nei confronti di un detenuto con patologie psichiatriche nel carcere di Bari

La Corte d’Appello di Bari ha ridotto a tre anni di reclusione (da tre anni e sei mesi) la pena nei confronti di Domenico Coppi, ex sovrintendente della polizia penitenziaria, condannato per tortura, omissione d’atti d’ufficio e falso. Coppi finì a processo (e poi scelse il rito abbreviato) per le presunte torture inflitte il 27 aprile 2022 nei confronti di un detenuto con patologie psichiatriche nel carcere di Bari. Per la stessa vicenda altri cinque agenti, processati con rito ordinario, sono stati condannati a pene tra i tre anni e quattro mesi e i cinque anni di reclusione: anche loro furono riconosciuti colpevoli del reato di tortura. Per Coppi, la Corte ha sostituito la reclusione con i domiciliari già scontati e ha revocato l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

L’avvocato Fabio Schino, difensore di Coppi, ha annunciato che ricorrerà per Cassazione. Con la stessa sentenza, la Corte d’Appello ha anche confermato la condanna a un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa) nei confronti di Gianluca Palumbo, medico in servizio nell’infermeria del carcere finito a processo per omessa denuncia. Secondo la ricostruzione della Procura, quella sera sei agenti della polizia penitenziaria avrebbero torturato il detenuto, allora 41enne, dopo che questi aveva dato fuoco a un materasso nella sua cella. Le violenze sarebbero iniziate lungo il percorso dalla cella all’infermeria, con gli agenti che sarebbero intervenuti «con violenze gravi e agendo con crudeltà», scaraventando l’uomo sul pavimento, colpendolo con calci e schiaffi sulla schiena, sul torace, sui fianchi e sul volto e «sottoponendolo per circa quattro minuti a un trattamento inumano e degradante».

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