serie b

Tovalieri stuzzica» il Bari: «A Genova ultima chance. Mancano calciatori di personalità»

pierpaolo paterno

Stasera, a Genova contro la Sampdoria, servirà ben altro spessore. I blucerchiati hanno ritrovato slancio e fiducia, mentre il Bari è ancora alla ricerca della continuità tecnica e caratteriale

Ci sono stagioni che scivolano via nell’anonimato e altre che si trasformano in un esame continuo. Quella del Bari appartiene alla seconda categoria. La classifica si è fatta severa, il margine di errore si è assottigliato e ogni partita pesa più della precedente. Il pareggio di Padova ha lasciato interrogativi aperti più che certezze. Un punto che muove poco e non scioglie i nodi di una squadra apparsa fragile, a tratti smarrita, lontana da un’identità riconoscibile.

Stasera, a Genova contro la Sampdoria, servirà ben altro spessore. I blucerchiati hanno ritrovato slancio e fiducia, mentre il Bari è ancora alla ricerca della continuità tecnica e caratteriale. L’avvicendamento in panchina non ha prodotto la svolta attesa e dal mercato non sono arrivate quelle pedine capaci di cambiare il volto dell’attacco e dello spogliatoio.

In un contesto così delicato, la voce di chi ha vissuto entrambe le realtà può offrire una lettura lucida e senza sconti. Sandro Tovalieri conosce bene pressioni, aspettative e peso della maglia. Il “cobra” va oltre l’analisi superficiale per capire se il limite sia mentale o tecnico, se servano rivoluzioni tattiche o semplificazioni. E quale partita dovrà fare oggi il Bari per non uscire ulteriormente ridimensionato, anche sul piano psicologico, da una sfida che sa già di snodo decisivo.

Tovalieri, facciamo finta di essere al Ferraris. Più della Sampdoria, è il Bari a giocarsi tutto.

«Una partita delicata, soprattutto per il Bari. Tranne l’ultima sconfitta di Mantova, la Sampdoria viene da alcuni risultati importanti. Contro i biancorossi cercherà di ridistanziare la zona pericolosa. Per la squadra di Longo è una partita fondamentale, alla luce dell’unico punto racimolato in casa contro Spezia e Sudtirol. Sin da Genova, occorre fare punti fuori. Altrimenti si fa dura».

Sul piano tattico, che partita dobbiamo aspettarci? Gregucci gioca con il 3-4-2-1. Longo potrebbe azzardare un trequartista dietro due punte.

«Se una squadra ha bisogno dei tre punti, bisogna giocare all’attacco. Non spregiudicati, ma con delle risorse in più. Ovvero con le due punte più Rao che, di sicuro, avrebbe meritato più spazio. Uno dei pochi che garantisce qualità e fantasia. Il Ferraris è un campo difficile, si gioca davanti a 25mila spettatori. C’è il gemellaggio fra i tifosi, ma lascia il tempo che trova. In campo ognuno fa il proprio dovere. Il Bari deve invertire subito la rotta, perché le partite mancanti sono sempre meno. Quest’anno si è vinto pochissimo e a volte in maniera fortunosa. I pareggi non bastano più. L’ultimo brodino di Padova è stato vanificato dalla vittoria dello Spezia contro il Cesena».

Di fronte anche due formazioni che a gennaio hanno cambiato molto. I blucerchiati con elementi di categoria e fidati come Esposito e Brunori. Il Bari con undici pedine che però non stanno alzando il livello.

«La Samp ha preso un certo Brunori che aveva fatto bene a Palermo, un signor attaccante. E, con lui, altri elementi importanti. Il Bari, invece, ogni anno cambia quattro allenatori e undici giocatori a gennaio vendendo i pezzi migliori. L’assetto non lo indovini, diventa un macello e retrocedi senza nemmeno accorgertene».

Chi potrebbe essere decisivo? Cuni non segna quasi mai. Si aspettano i gol di Moncini e Gytkajaer.

«Se non segnano gli attaccanti, fai fatica. Mi aspetto anche gol dai centrocampisti e dai difensori. Non capisco perché ad un certo punto, Moncini sia rimasto al margine. Gytkjaer è un giocatore di categoria. Sarà inguardabile, ma non credo sia arrivato un bidone incapace di giocare a calcio. Da loro mi aspetto di più in fatto di gol, carattere e sprono verso i compagni».

Dietro, invece, Longo dovrebbe confermare la difesa a tre con Odenthal, Cistana e uno tra Mantovani e Pucino. Quanto convincono queste scelte?

«Mantovani è un buon rientro. Ma serve gente che tiri fuori gli attributi per salvare il Bari. I moduli lasciano il tempo che trovano. Più che la difesa a tre, conta l’interpretazione dei giocatori. Si scende in campo sapendo di indossare una maglia storica. A prescindere se affronti Sampdoria, Venezia o Pescara».

Come dimostrare di non essere una squadra che sembra aver smarrito identità e certezze?

«Bisogna affrontare la Sampdoria senza paura. E giocare tutta la partita, non solo dieci minuti. In questo momento, il Bari non ha più nulla da perdere. Devi andare all-in e puntare il tutto per tutto. Il pareggio servirebbe fino ad un certo punto. L’apporto dei tifosi non mancherà. La gente è frustrata, non accetta un campionato del genere. Non si pretende la luna, ma almeno l’attaccamento alla maglia».

Al Bari non basta più pareggiare, come successo di recente a Padova e con lo Spezia.

«No, perché le squadre che sono in basso fanno colpacci anche fuori casa. Così diventa duro stargli dietro. Nelle dodici partite che restano bisognerà affrontare anche formazioni in lotta per la A. Spero che ci sia una inversione di tendenza e che i giocatori capiscano che il campionato sta terminando e la situazione resta drammatica. I tifosi, anche se sempre meno, continuano a sostenerli però una piazza come Bari non può fare stagioni del genere. Alla finale playoff col Cagliari sono seguiti campionati disastrosi».

Una squadra che fatica a battere le dirette concorrenti per la salvezza come può pensare di fare punti contro le big nelle ultime dodici giornate?

«Sulla carta, dovrebbero essere più difficili. Ma il calcio e la B sono imprevedibili e qualche colpaccio te lo puoi aspettare. Vedi l’inatteso colpo di Cesena alla prima di Longo. Poi, si è ripreso il trend negativo e significa che la squadra ha dei limiti tecnici e di personalità».

In queste situazioni quanto conta l’esperienza nello spogliatoio? Il Bari ha leadership sufficienti per reggere la pressione?

«In passato c’erano profili di carisma come Di Cesare, Maita e Benali. Oggi non vedo nessuno che prenda la baracca in mano e svegli tutti dal sonno e da continue figuracce. Conosco l’ambiente. Si può anche perdere, ma sudando la maglietta. Mancano i leader nello spogliatoio. Così si rischia di fare una brutta fine».

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