il processo

PopBari, al via la requisitoria: una maratona per le accuse agli Jacobini. «La banca governata come una masseria»

In aula oggi il procuratore Rossi: una memoria di oltre 3mila pagine con i risultati delle indagini che nel 2020 portarono gli ex vertici ai domiciliari

Marco e Gianluca Jacobini avrebbero sistematicamente nascosto la reale situazione della Banca Popolare di Bari tanto agli azionisti-risparmiatori quanto alla Banca d’Italia, facendo apparire una situazione florida quasi invece c’erano 715 milioni di crediti ormai inesigibili. Oggi 27 febbraio il procuratore Roberto Rossi apre la requisitoria del processo madre nello scandalo ex PopBari, quello che nel 2020 portò l’ex presidente Marco Jacobini e suo figlio Gianluca, ex condirettore e vicedirettore generale, agli arresti domiciliari.

«La banca era governata come una masseria», ha detto il procuratore Rossi riferendosi alla grande masseria di Cassano Murge dove Marco Jacobini riceveva gli ospiti e dove - secondo l'accusa - venivano prese le decisioni più importanti sugli affari finanziati dalla Popolare.

La requisitoria dell’accusa (ci sono anche i pm Perrone Capano, Toscani e Di Vittorio) andrà avanti per altre tre udienze e si concluderà con le richieste di condanna. La Procura ha assemblato una memoria di oltre 3.000 pagine per illustrare le condotte di fals in bilancio e ostacolo alla vigilanza ricostruite tra il 2016 e il dicembre 2019 quando la Popolare è stata commissariata da Banca d’Italia con un buco valutato in 2 miliardi. La tesi dell’accusa è che gli Jacobini si sarebbero comportati da padroni della banca, decidendo in proprio le operazioni di finanziamento a clienti amici che avrebbero poi messo l’istituto in ginocchio.

«L'intervento dei commissari della Banca d’Italia ha mostrato l’esistenza di un bilancio fasullo e di una situazione finanziaria ripagata per un miliardo e 144 milioni di euro dagli azionisti, da 70mila azionisti che hanno perso le azioni con la loro carne e il loro sangue, e dall’Erario» ha continuato il Procuratore Rossi.

Il processo nasce dall’indagine principale sul crac dell’istituto (oggi Banca del Mezzogiorno) nell’ambito della quale la posizione dei due Jacobini fu stralciata, relativamente ai reati oggi contestati, e i due finirono a giudizio immediato. "Il bilancio - ha aggiunto Rossi - è stato falsificato in maniera costante almeno dal 2014. È stata creata un’apparenza di buona salute di fronte a una situazione di sfascio che ha ingannato tutti quanti, per primi tutti i cittadini che hanno versato le somme alla banca perdendole all’interno delle azioni. Dai documenti interni emergeva un tipo di realtà, da dieci anni la banca era in default; dall’altro lato c'era la comunicazione falsa e ambigua».

«La banca - ha detto ancora - non riusciva a contenere i costi perché non era governata con l’idea di essere efficiente, era governata come una masseria, come ha detto un ispettore della Banca d’Italia. Loro dovevano governare e tenere tutto il resto sotto il tappeto»

«Perché migliaia di cittadini hanno preso le azioni? Perché venivano ingannati da un bilancio che veniva prospettato sempre come positivo. Le informazioni erano fornite attraverso un sistema con cui veniva costruita questa falsità. Se gli azionisti avessero visto le slide che venivano proiettate nel consiglio di amministrazione, quelle azioni non sarebbero mai state acquistate». Lo ha detto nel corso della sua requisitoria il procuratore di Bari, Roberto Rossi, nel processo per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza in cui sono imputati Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex vicedirettore generale della Banca popolare di Bari. «Se avessero letto 'Tercas' o 'Stercas'», come l’istituto abruzzese acquistato dalla Pop Bari nel 2014 veniva chiamato in alcune mail, «credete che avrebbero comprato le azioni? Sicuramente non sarebbero mai state acquistate», ha aggiunto Rossi.

Il procuratore ha sottolineato come «già nel 2010 Bankitalia parlava di inadeguato assetto di governo, insufficiente funzionalità del consiglio, debolezza delle funzioni di controllo» della Banca Popolare di Bari. «Le ispezioni di Bankitalia - ha aggiunto - sono sempre state parzialmente negative, al punto che c'era già stata una sanzione precedente con cui era stato imposto il divieto, per la gravità della situazione, dell’acquisizione di altri istituti bancari. Se quella sanzione fosse stata portata fino in fondo, non ci saremmo trovati in questa situazione».

I dirigenti della Banca popolare di Bari «hanno detto che per 30 anni sarebbero stati in utile, ma come potevano prevederlo? Falsificando i piani industriali. I numeri sono stati dati a caso, tanto che loro stessi se ne vergognavano. Era impossibile che ci sarebbero stati degli utili successivi, loro ne erano consapevoli e per loro è stata una fatica sistemare il bilancio in modo da andare verso un certo obiettivo». È un passaggio della requisitoria del procuratore di Bari, Roberto Rossi, nel processo in cui Marco e Gianluca Jacobini sono imputati per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza in merito al crac della Banca popolare di Bari. "Hanno dato numeri a caso - ha aggiunto Rossi - mentre davano crediti a società per le quali c'era già stata la liquidazione perché erano amici loro, poiché dovevano conservare il potere all’interno di questa città».

Nel corso della sua requisitoria Rossi ha sottolineato come "Bankitalia aveva ripetutamente detto che non è possibile che il presidente del cda fosse Marco Jacobini, che suo cugino è il principale legale, che i due figli erano» uno «condirettore» e l'altro aveva «poteri dirigenziali». «Voi non potete fare la banca tra di voi», ha detto Rossi riferendo le osservazioni fatte dalla Banca d’Italia ai vertici della Popolare, «il cda - ha concluso - non era idoneo e andava cambiato».

Terminata la requisitoria. Jacobini jr al padre: «La banca sei tu»

«La banca sei tu». È quanto dice Marco Jacobini, ex presidente del cda della Banca popolare di Bari, al figlio Gianluca, ex vice direttore generale, in un’intercettazione depositata dalla Procura di Bari nel processo sul crac dell’ex istituto di credito barese. Le intercettazioni sono state richiamate nella requisitoria, appena terminata, del procuratore di Bari Roberto Rossi. I due Jacobini sono imputati per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza. Nel corso della discussione, Rossi ha evidenziato il ruolo di Gianluca Jacobini come «istigatore del falso in bilancio» e quello di Marco nel "dare l’ordine al cda, che poi ha eseguito insieme agli altri che devono far quadrare i conti».

Gli Jacobini, ha detto ancora Rossi, avevano un «controllo dell’assemblea totale e quasi violento, un controllo assoluto" e, sempre nell’assemblea, «il permesso per parlare era dato con un cenno della testa». «Questa è una banca cooperativa, quindi l'assemblea dei soci è quella che vota il cda. Ma il controllo assembleare partiva direttamente da Jacobini. Il problema è che la governance della banca era di soggetti che avevano problemi finanziari ed erano legati» ai dirigenti della Popolare «da un rapporto di sottoposizione, per cui avrebbero votato qualsiasi cosa», ha aggiunto il procuratore, menzionando due gruppi imprenditoriali indebitati con la banca. La requisitoria proseguirà nella prossima udienza del 13 marzo.

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