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Natuzzi, la trattativa si arena. I lavoratori in stato di agitazione: «Nessuna prospettiva»
Lunedì scorso al tavolo di Confindustria Bari i sindacati si sono alzati dopo ore di confronto. Gigia Bucci, Cgil Puglia: «Una scorrettezza offensiva per il territorio»
Una «scorrettezza offensiva nei confronti del territorio». Usa parole dure la segretaria generale Cgil Puglia Gigia Bucci l’indomani della trattativa saltata per ricucire la vertenza Natuzzi. Lunedì scorso al tavolo di Confindustria Bari i sindacati FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil si sono alzati dopo ore di confronto annunciando lo stato di mobilitazione. «Contestiamo il venir meno a una disponibilità dapprima manifestata di rivedere il proprio piano industriale in una Puglia che ha disperato bisogno di difendere il proprio manifatturiero e semmai di estendere la base produttiva e l’occupazione – sottolinea la Bucci -. Questo procedere incoerente di una grande impresa è offensivo nei confronti del territorio, dei lavoratori e lavoratrici, del ruolo della rappresentanza sindacale che fin qui ha manifestato senso di responsabilità e disponibilità al dialogo. Ora chiediamo alle controparti sociali di svolgere il proprio ruolo di rappresentanza e fare pressioni sull’azienda affinché non si tengano centinaia di lavoratori e lavoratrici con la spada di Damocle di chiusure di stabilimenti, esuberi e licenziamenti».
I sindacati contestano a tutto campo il Piano industriale presentato. «Determina un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e senza nessuna prospettiva verso una definitiva uscita dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali», scrivono in una nota.
Quello che viene ribadito è il «no» alla chiusura dello stabilimento di Jesce 2, definita «grave e miope» la cessione del polo logistico di La Martella. Sul fronte degli ammortizzatori, i numeri parlano di una sospensione media della Cigs del 45%, giudicata «un colpo durissimo ai salari. Di fatto, questa impostazione crea un nuovo e ulteriore esubero rispetto a quello attuale, rendendo la precarietà una condizione strutturale e non temporanea».
Per Fillea, Filca e Feneal l’unica via per ridurre la cassa integrazione è il rientro delle produzioni dalla Romania: «Non è accettabile - ribadiscono - che il lavoro resti all’estero mentre in Italia si ricorre pesantemente alla cassa integrazione». E il 2 marzo in occasione del tavolo ministeriale a Roma i sindacati stanno organizzando un presidio sotto la sede del Mimit.
«Un’azienda strategica per il Paese come la Natuzzi non può incentrare il piano industriale del prossimo triennio su chiusure, dismissioni e tagli - concludono i sindacati - ma deve investire in nuovi mercati e prodotti, puntare sulla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori presenti negli stabilimenti di Puglia e Basilicata e riportare la produzione in Italia per garantire il lavoro e quella qualità che ha reso Natuzzi famosa nel mondo».