il caso

Bari, ucciso in casa a Santo Spirito, i carabinieri in aula «In casa c'erano strumenti usati per l'omicidio di Dogna»

In Corte d’Assise il presunto killer di Franco Dogna, ucciso tra 6 e 7 gennaio 2025

In casa di Franco Dogna, il 63enne ucciso la sera tra 6 e 7 gennaio 2025 nella sua casa nel quartiere Santo Spirito, a Bari, i carabinieri trovarono gli strumenti presumibilmente usati dal killer per ucciderlo: un forchettone da cucina, un paio di forbici e il manico di un coltello la cui lama, però, non è mai stata trovata. Dopo averli repertati, i carabinieri hanno poi raccolto e campionato il sangue trovato sulla scena del delitto: Dogna, secondo quanto ricostruito dall’autopsia, fu ucciso con 85 fendenti. A spiegarlo, nell’aula della Corte d’Assise di Bari, uno dei carabinieri intervenuti sul posto, ascoltato come testimone nel processo a carico del presunto killer, il 43enne Antonio Rizzi. Rizzi fu arrestato pochi giorni dopo il delitto, le indagini che portarono al suo arresto sono state coordinate dalla pm Carla Spagnuolo.

La vittima fu trovata senza vita la mattina del 7 gennaio 2025 nel suo appartamento di via Torino. Per l’accusa, l'omicidio arrivò al culmine di una lite: Rizzi, nella sua confessione, riferì di contrasti con la vittima relativamente all’uso di stupefacenti, ma dai risultati dell’autopsia emerse come Dogna non avesse assunto nessun tipo di droga. Anzi, da quanto raccontato dai testimoni, Dogna in passato aveva aiutato Rizzi permettendogli di iniziare un percorso in comunità. Dopo l'omicidio, Rizzi avrebbe iniziato a progettare una fuga all’estero ma fu arrestato tempestivamente dai carabinieri.
I due si sarebbero conosciuti anni prima, quando Rizzi lavorava nell’impresa che si occupava di pulizie nella sede della Regione Puglia. Il processo è stato rinviato al prossimo 23 marzo.

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