Serie B

Bari, ora per raggiungere la salvezza serve un miracolo

Davide Lattanzi

Dodici turni al termine della regular season: il tempo a disposizione è sempre meno. Quella che dopo la vittoria di Cesena ed un mercato ancora aperto poteva essere una missione alla portata si è trasformata prima in un’impresa ed ora in un mezzo miracolo

Troppo poco per accendere una vera speranza. Il punticino di Padova non sposta di un millimetro la drammatica situazione del Bari. I biancorossi restano in pieno dramma, ancorati al penultimo posto, con una classifica nel complesso peggiorata. Perché il distacco dalla zona playout si allunga ora a tre lunghezze, mentre quello dalla salvezza diretta resta di quattro punti.

Dodici turni al termine della regular season: il tempo a disposizione è sempre meno. Quella che dopo la vittoria di Cesena ed un mercato ancora aperto poteva essere una missione alla portata si è trasformata prima in un’impresa ed ora in un mezzo miracolo. Eppure, non è ancora il momento di alzare bandiera bianca. Da venerdì comincia un marzo infernale e stavolta non ci saranno più appelli. Fino alla sosta che decreterà se la Nazionale (altro capitolo dolente) riuscirà a strappare la qualificazione al prossimo Mondiale, la serie B scenderà in campo sei volte in 23 giorni, con ben due turni infrasettimanali. Poi resteranno appena cinque giornate alle quali il Bari deve dare assolutamente un significato. Altrimenti, il rischio è di andare incontro ad una dolorosissima agonia.

ASSOLUTA MODESTIA Il pareggio in Veneto, supportato da lievi sprazzi in cui i biancorossi sono apparsi appena più credibili e non allo sbando completo (come troppo spesso accaduto), non bastano ad intravedere un’inversione di tendenza. Il dato più preoccupante è innanzitutto uno: il Bari è la squadra che vince meno da quattro mesi. Appena una la vittoria nelle ultime sedici sfide: ovvero, lo scorso 24 gennaio a Cesena. Nei successivi cinque impegni sono arrivate ben tre sconfitte e appena due pareggi, a fronte di un calendario ampiamente alla portata con tre gare interne (contro Palermo, Spezia e Sudtirol) e due trasferte abbordabili (Mantova e Padova). Non offre concreti segnali di risveglio l’attacco: nella gestione di Moreno Longo, sono stati appena cinque i gol, con due match all’asciutto (Palermo e Spezia) ed uno solo con più di un acuto all’interno degli stessi 90’ (a Cesena appunto). Il reparto avanzato dei Galletti resta il più debole della B (21 gol), la difesa è quartultima (39 reti al passivo: peggio soltanto Pescara, Mantova e Avellino), il numero complessivo delle affermazioni si arresta a quattro (solo il Pescara ha gioito di meno con tre acuti), le sconfitte sono 12 (peggio solo Pescara e Mantova con 14, quindi lo Spezia con 13). Insomma, gli indicatori non denotano alcun cenno di ripresa.

LA VOLATA Come era prevedibile, la media salvezza si sta elevando: ancora una volta, per blindare la serie B occorreranno circa 43 punti. Ciò significa che in undici turni, i biancorossi dovrebbero ottenere praticamente lo stesso bottino (21 punti) che hanno ottenuto in 26 giornate. Provando a ipotizzare una prodigiosa rimonta, i pugliesi dovrebbero vincere almeno cinque delle sei gare interne (provando a battere Empoli, Reggiana, Carrarese, Modena ed Entella), centrare un blitz (Pescara l’occasione più alla portata) e racimolare tre pareggi (i più accessibili sembrano nelle trasferte contro Sampdoria, Avellino e Catanzaro). In pratica, ci si potrebbe fermare soltanto contro le tre big in corsa per la promozione diretta, ovvero nei viaggi a Monza e Frosinone, nonché in casa con il Venezia. Una marcia a tappe forzate che oggi non appare verosimile. Così come si stenta a comprendere a quali uomini affidarsi per una simile riscossa. Emblematica la situazione degli attaccanti: Moncini ha segnato un solo gol nelle ultime 17 giornate, Gytkjaer è a secco da 16 turni ed è rimasto in panchina in tre delle ultime quattro partite, Cuni non ha ancora rotto il ghiaccio in biancorosso e ha segnato appena un gol in campionato. Né giungono segnali dai trequartisti: Rao è a quota due gol, De Pieri, Cavuoti e Pagano sono a digiuno.

LA SOCIETà Il presidente Luigi De Laurentiis ha parlato soltanto per presentare il ritorno di Longo, annunciando totale dedizione alla causa, al punto da fissare in città il suo quartier generale. Sembrava pronto a tutto per la salvezza. Tuttavia, anche il mercato invernale (che comporterà un aggravio di circa 1,4 milioni sul monte ingaggi) è stato condotto nel complesso all’insegna della sostenibilità, senza operazioni «folli». Oggi il club non può permettersi di allontanare il pensiero di una probabilissima retrocessione che avrebbe conseguenze disastrose sulle casse societarie e soprattutto su un ambiente già in piena contestazione e sempre più lontano dalle vicende della squadra. Per la stessa proprietà significherebbe quasi azzerare quanto costruito finora e ridimensionare clamorosamente la faticosa risalita dalla serie D. Le interlocuzioni per coinvolgere nuovi investitori proseguono: il primo gruppo interessato (con imprenditori statunitensi e canadesi) avrebbe da tempo completato la due diligence e sarebbe pronto ad effettuare un’offerta concreta. Una situazione analoga riguarderebbe anche il secondo pool (sempre di anima statunitense) dei due annunciati da De Laurentiis. Nelle scorse settimane, si sarebbe proposta anche una terza realtà, sempre di matrice straniera. Difficile, tuttavia, immaginare se le trattative possano proseguire anche in caso di discesa, oppure se la serie C rischi di mandare in fumo ogni discorso.

L’ipotesi peggiore potrebbe essere smorzata da una sola possibilità: ovvero, coinvolgere nuove forze e utilizzare l’immissione delle quote vendute (tra il 30% ed il 35%) per allestire una squadra in grado di centrare una risalita immediata e senza le sofferenze che hanno scandito l’ultima promozione dalla Lega Pro (che ha richiesto ben tre anni). Uno scenario davvero complesso, insomma. Tuttavia, è necessario un segnale che attesti una concreta programmazione. Un colpo così ferale non potrebbe proprio essere tollerato con il consueto mese di silenzio che la proprietà ha puntualmente osservato negli otto anni della sua gestione.

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