il caso
Xylella, l'inchiesta archiviata a Bari: spunta l'ombra di un complotto per incastrare gli scienziati
Il gip: insussistenti le accuse all'ex ricercatore Boscia. Nel 2019 un ulivo di Monopoli fu dichiarato infetto con un campione alterato proveniente dal Salento: qualcuno denunciò che era la prova della manipolazione dell'emergenza
All’ex direttore dell’Istituto per la Protezione delle piante del Cnr, Donato Boscia, non può essere contestato di non aver impedito la diffusione della Xylella, né tantomeno è possibile ipotizzare nemmeno in astratta i reati di epidemia colposa, disastro ambientale, diffusione di notizie false e rifiuto di atti d’ufficio nella gestione (indubbiamente maldestra) dell’emergenza collegata al batterio killer degli ulivi. L’ordinanza con cui il gip di Bari, Giuseppe Ronzino, il 6 febbraio ha archiviato gli esposti della compagnia di giro dei complottisti-negazionisti racconta però il «giallo» di un ulivo malato che in realtà non lo era. Una storia che avrebbe dovuto dimostrare la vecchia tesi degli abbracciatori professionisti di alberi, ovvero che la Xylella è un affare delle multinazionali sfruttata - stavolta - da un gruppo di scienziati allo scopo di fare carriera.
Nel gennaio 2019 venne individuato un ulivo monumentale malato nella contrada Caramanna di Monopoli. Ne nacquero enormi allarmi per l’arrivo del batterio in una zona del Barese fino ad allora indenne. Due giorni dopo, a seguito di un provvidenziale esposto in Procura, i pm Baldo Pisani e Domenico Minardi disposero il sequestro della pianta bloccandone l’espianto.
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