arte a fuoco

Non solo il teatro Sannazaro: dalla Fenice al Petruzzelli, la storia dei grandi teatri distrutti dai roghi

L’incendio al teatro di Napoli è solo l’ultimo di una lunga serie di palcoscenici andati a fuoco in Italia

L’incendio al teatro Sannazaro di Napoli è solo l’ultimo di una lunga serie di teatri andati a fuoco in Italia. Il precedente più noto è quello del Teatro La Fenice di Venezia del 26 gennaio 1996. Il rogo, di natura dolosa, divorò la platea, i palchi e il soffitto lasciando in piedi solo le mura perimetrali. Ad appiccare le fiamme al teatro, chiuso per lavori di manutenzione, furono due elettricisti Enrico Carella e Massimiliano Marchetti per evitare le penali dovute ai ritardi nei lavori di restauro.

La Fenice riaprì il 14 dicembre 2003 con un concerto inaugurale diretto dal maestro Riccardo Muti.

Cinque anni prima ad andare a fuoco era stato, invece, il teatro Petruzzelli di Bari. Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre del 1991 il Petruzzelli - che la sera prima aveva messo in scena la Norma di Bellini che si chiude proprio con un tragico incendio - fu parzialmente divorato dalle fiamme.

La tragedia fu evitata solo perché il collasso della cupola, impreziosita dagli affreschi di Raffaele Armenise, riuscì a impedire che la fornace colpisse anche i palazzi circostanti. L'intricata vicenda giudiziaria e politica che seguì attribuì la responsabilità delle fiamme ad alcuni esponenti della criminalità locale. Il teatro riaprì solo 18 anni dopo, il 4 ottobre del 2009.

La notte dell’8 febbraio 1936 anche lo splendido Teatro regio di Torino fu distrutto dal fuoco. Dopo la messa in scena di Liolà, quando gli spettatori si erano ormai allontanati, per un contatto elettrico, si scatenò un incendio sotto il palco e le fiamme, in meno di un’ora, distrusse il capolavoro architettonico del '700. Il Teatro regio riaprì solo 40 anni dopo, il 10 aprile del 1973 mettendo in scena I Vespri siciliani. Alla serata inaugurale parteciparono anche Maria Callas e Giuseppe Di Stefano.

«Al Sannazaro auguro di non dover sopportare la stessa Odissea»

Il teatro Sannazaro di Napoli «era un teatro privato, come il Petruzzelli, auguro ai proprietari di non dover sopportare per la ricostruzione le traversie e i voltafaccia che hanno caratterizzato quella del nostro teatro». Sono le parole di Ascanio Amenduni, legale degli eredi del teatro Petruzzelli di Bari, inaugurato nel 1903 e distrutto da un rogo il 27 ottobre 1991, poi ricostruito, con 43 milioni di euro di fondi pubblici, dopo 18 anni. Quella che Amenduni racconta della vicenda barese relativa alla lunga e "travagliata» ricostruzione del teatro, è una «odissea», nella quale non è ancora scritta la parola fine. Una storia che da decenni occupa anche le aule di giustizia.

L’avvio dei lavori risale all’agosto del '93, quasi due anni dopo l’incendio, quando la Sovrintendenza li affidò a un gruppo di imprese che avrebbe dovuto concluderli in mille giorni. Non andò così. Fu ripristinato il foyer, completo di fregi e stucchi, ma l’interno del teatro rimase allo stato grezzo, con il cemento a vista. Gli ultimi lavori di completamento furono avviati nel giugno 2007 e il teatro restaurato è stato restituito alla città a ottobre 2009.

«Il Petruzzelli - ricorda l’avvocato Amenduni - fu vittima di un incendio doloso di vaste proporzioni che rendevano difficile il reperimento delle somme necessarie al restauro. Chiaro che dovevano intervenire gli enti pubblici data l’importanza del teatro, considerato il quarto privato in Italia e il sesto in Europa. Intervenne addirittura il ministero dei Beni culturali che escogitò un protocollo d’intesa», in base al quale «gli enti territoriali mettevano i soldi per la ricostruzione e il teatro in cambio sarebbe stato gestito dalla loro Fondazione per quarant'anni. Il ministero e la Regione Puglia vinsero le titubanze degli eredi dicendo 'fidatevi, salite su questa barca, porterà al raggiungimento del reciproco interessè. Gli eredi accettarono, anche perché l’alternativa ventilata dalla parte pubblica era l’esproprio. Ma la barca su cui erano stati fatti salire - ricorda il legale - non piacque a qualcuno che pensò bene di affondarla durante la navigazione. Alla vigilia del termine contrattuale dei lavori, infatti, mentre gli eredi sollecitavano il loro rapido completamento, arrivò l’esproprio», disposto con decreto legge d’urgenza e anni dopo dichiarato illegittimo dalla Consulta.

Quando nel 2009 il teatro riaprì, «la Fondazione - continua l'avvocato - vi fu introdotta dal Comune, nella supposizione che il teatro fosse pubblico, quindi un nuovo esproprio, di fatto e di gruppo. E così fino alla sentenza della Corte d’Appello di Bari del 2021 che ha riconosciuto la proprietà del teatro alla famiglia Messeni Nemagna, ovvero agli eredi Petruzzelli, condannato Comune e Fondazione al rilascio dell’immobile, qualificandoli come suoi detentori abusivi, e addossato alla famiglia proprietaria gli oneri della ricostruzione», quantificati in 43 milioni di euro. «E ora - conclude il legale - si aspetta su tutto la parola ultima della Corte di Cassazione, probabilmente entro l’anno»

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