dopo la sentenza

Il commesso, il vigilante, i disoccupati: ma i 12 condannati di Casapound potrebbero salvarsi con la prescrizione

massimiliano scagliarini

La mappa del neofascismo pugliese che emerge dall'indagine sull'aggressione fascista: rapporti con le curve e «Remigrazione». Gli avvocati: «Mai contestata la ricostituzione del Pnf»

Sono pesci piccoli, esponenti di un sottoproletariato lontano da ideologie elaborate. Gente che si nasconde dietro relitti del passato senza collegamenti né fiancheggiatori. Un vigilante in un grande magazzino, il commesso di un negozio, qualche operaio. Molti disoccupati, nessun laureato. Un gruppo letteralmente spazzato via dal blitz con cui la Procura di Bari impose la chiusura del circolo Kraken del quartiere Libertà, tanto che - per chi continua a tenerli d’occhio - ieri alla lettura della sentenza si sono rivisti tutti insieme per la prima volta da allora.

La Casapound alla barese più che con la politica pare infatti impastata dai rapporti con il tifo per il calcio biancorosso, naturalmente vicino alla destra oltre che ai clan: almeno due di loro risultano infatti «daspati» per lunghi periodi a seguito di disordini all’esterno degli stadi italiani. Certo, qualcuno dei 12 condannati è stato visto apparire in questi anni a manifestazioni dei partiti del centrodestra, ma sempre in maniera estemporanea e senza alcun ruolo. Fa eccezione Rocco Finamore, che non più tardi di due mesi fa si è presentato come esponente del comitato di «Remigrazione» a Foggia insieme a un ex consigliere regionale della Lega, a un consigliere comunale di Fratelli d’Italia e a un assessore comunale di Nardò. Per il resto, poca roba, comunque nulla a che vedere con Roma. Casapound a Bari quasi non esiste più: è invisibile all’Università (Blocco studentesco, l’organizzazione di casa, a Bari conta poche decine di aderenti), e non si vede in piazza in forma organizzata ormai da prima del Covid. I luoghi di ritrovo, se ci sono ancora, sono i locali pubblici e le case private. Ma nulla che possa (più) far pensare a quanto avvenne nel 2018, quando il nucleo barese degli esponenti di estrema destra, che sapevano della presenza di militanti «avversari» per un corteo contro Matteo Salvini, convocarono in chat gente da tutta la Puglia. «Serve manforte al Kraken per venerdì».

La difesa dei 12 condannati presenterà appello, ben sapendo che le condanne potrebbero non diventare mai definitive grazie alla prescrizione (si applica la disciplina della legge Orlando). Alcuni avvocati (Saverio Ingraffia, Antonio Mitolo e Giampiero Milone) sottolineano che «nessuno degli imputati è mai stato processato e di conseguenza condannato per il delitto di ricostituzione del partito fascista, previsto e disciplinato dall'art. 2 della legge Scelba. Al contrario gli stessi erano stati chiamati a rispondere della violazione dell'art. 5 della stessa legge che prevede altro, ovvero che punisce con la reclusione (fino a 3 anni) e la multa chiunque, in pubbliche riunioni, compia “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista”». Per un altro legale, Antonio Mitolo, «il fatto che sia stata esclusa la premeditazione dimostra che non c'è un substrato organizzativo effettivo e preposto a violenze contro gruppi antagonisti», mentre le vittime «anziché rientrare alle proprie abitazioni attraverso altri percorsi, sono passati da via Crisanzio che la Questura aveva già escluso dal percorso del corteo». Nessun commento invece da Casapound. «Non abbiamo le motivazioni e poi si tratta di una sentenza di primo grado», è la laconica risposta del portavoce dell’organizzazione, Luca Marsella, contattato dall'Ansa.

Il capo di imputazione faceva riferimento agli articoli 1 e 5 della legge 645/1952. L’articolo 1 è rubricato «riorganizzazione del disciolto partito fascista». L’articolo 5 è intitolato «manifestazioni fasciste». L’articolo 2, citato dagli avvocati, è quello che prevede le pene a carico di «chiunque promuove  od   organizza sotto qualsiasi forma la ricostituzione  del  disciolto partito fascista». Tra queste pene c’è anche la sospensione dei diritti politici e civili per 5 anni, quella che il Tribunale ha pronunciato a carico dei 12 condannati. Sarà quindi necessario leggere le motivazioni per capire il ragionamento logico seguito dai giudici. La legge prevede anche lo scioglimento automatico delle formazioni neofasciste quando la sentenza passa in giudicato oppure per decreto legge. In Italia questo strumento è stato utilizzato nel 1973 per Ordine Nuovo, e nel 2000 per il Fronte Nazionale, oltre che per varie formazioni naziskin negli anni ‘90.

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