Il caso

Romanazzi-G.Cesare a Bari, s’indurisce la protesta a scuola: forate le gomme dell’auto della preside Colucci

DONATELLA LOPEZ

Proseguono le proteste all'istituto superiore di viale Einaudi dove da giorni studenti e genitori manifestano contro la rimodulazione delle lezioni

Una giornata densa di eventi, quella di ieri, che si è conclusa con gli pneumatici posteriori dell’auto della preside forati da chiodi.

Ma facciamo ordine. Mentre fuori divampa il caos, cartelli e slogan che motivano lo sciopero dei ragazzi, all’interno del Giulio Cesare-Romanazzi continua l’iter per assicurare agli studenti l’offerta formativa. Lo provano le circolari 200 e 201, che fanno seguito alla 191 del 3 febbraio, attraverso cui si comunica l’apertura delle iscrizioni «per gli alunni e le alunne interessate» alle certificazioni Cambridge, per l’inglese, e Dele, (Diplomas de espagñol como lengua extraniera) per la lingua spagnola.

Per strada comincia a piovigginare, ma nulla ferma i ragazzi che urlano: «Noi diciamo no ai doppi turni», «I nostri diritti non devono essere mandati a quel paese», «Una scuola che stanca non insegna», «Gli articoli 33 e 34 non vanno solo insegnati, ma anche applicati», con riferimento alla Costituzione.
Accanto agli studenti anche numerosi genitori: «Lo sciopero sarà a oltranza non soltanto per il problema dei doppi turni, ma perché purtroppo in questa scuola si vive un clima di antidemocraticità, di poco collegamento con le famiglie e soprattutto ci sono dei gravi problemi di sicurezza: non ci sono scale antincendio e i ragazzi del secondo piano hanno soltanto quella centrale per scendere», riferisce una mamma.
«Il problema del sovraffollamento – aggiunge un’altra mamma – ha determinato un problema igienico: i bagni non sono utilizzabili. Purtroppo, i nostri ragazzi devono fare file interminabili per andarci, e tra l’altro vengono anche rimproverati».
«Poi – aggiungono i genitori - ci sono una serie di atti che vengono posti in essere senza nessun collegamento con gli organi collegiali: né con i genitori né, pare, con i professori. L’ultimo, per esempio, è stato il viaggio a Valencia: ci hanno chiesto un acconto senza darci indicazioni precise e specifiche riguardo a quali potevano essere gli importi definitivi e i programmi. A distanza di tre giorni dalla prima partenza, noi non avevamo ancora una circolare che ci dava dei dettagli precisi su questa cosa».
L’urgenza di parlare da parte di chi manifesta in viale Einaudi, creando non pochi disagi al traffico, è figlia dell’intento di volere risolvere le criticità emerse nei primi mesi di frequenza scolastica.
«Non abbiamo nulla contro la dirigente, vogliamo solo il benessere dei ragazzi – aggiungono i genitori – Ci risulta che ci siano state 80 domande di esodo da parte degli studenti e ce ne saranno tante altre. Questo vuol dire che saltano le cattedre e tutto quanto».
«Le nuove iscrizioni sono state una cinquantina – dichiara un papà – E mentre l’anno scorso sono state attivate dieci prime, il prossimo ce ne saranno appena due. La dirigente può spiegare che cosa sta accadendo in questo istituto?».
Genitori e studenti accalorati perché preoccupati per la gestione della vita familiare con l’introduzione dei doppi turni. «C’è chi accudisce fratellini piccoli il pomeriggio per consentire ai genitori di lavorare», spiega una ragazza, tornando poi a rivendicare le aule podcast e le attività laboratoriali messe in stand by perché è lì che sono state trasferite le classi per permettere di concludere i lavori di riqualificazione resi possibili con i fondi del Pnrr. «Continueremo a protestare finché non ci daranno una soluzione più adeguata» aggiungono gli studenti, che chiedono il ricorso alla Dad, didattica a distanza, come fatto ai tempi del Covid.
Numerosi anche i docenti in sciopero, sebbene altri erano dietro le cattedre davanti a file di banchi vuoti: «I doppi turni non scaturiscono da una situazione riferita ai lavori in corso cominciati lo scorso anno, sia al nostro plesso che al “Curi”. Il problema si è posto quando c’è stato un controllo dello Spesal che evidentemente ha visto le condizioni di insicurezza e di mancanza d’igiene in rapporto al numero enorme di ragazzi nel plesso del Giulio Cesare».
Docenti che hanno espresso anche non poche difficoltà, a livello di programmazione e di didattica, a causa di cambi d’orario frequenti delle lezioni: «Cambi d’orario che vengono comunicati di sabato sera. E nonostante ci sia il diritto alla disconnessione, dobbiamo vedere cosa accadrà il lunedì. Questo disorienta anche i ragazzi riguardo al programma di studi e rispetto a quello delle interrogazioni. Noi vogliamo il bene della nostra scuola. Se la decisione dei doppi turni fosse stata presa in accordo con il Collegio dei docenti, la dirigente si sarebbe sentita meno sola. Noi docenti avremmo preso atto della situazione e avremmo appoggiato i doppi turni».
In seguito alle criticità emerse, gli insegnanti chiederanno alla dirigente la convocazione di un Collegio docenti straordinario. Chiederanno alla preside una maggiore condivisione delle notizie: «Sulla gestione della scuola, in generale, ma soprattutto sulla sicurezza. Trovare delle soluzioni insieme per il bene della nostra scuola».
Nel pomeriggio poi i rappresentanti d’Istituto hanno incontrato il direttore generale della Città Metropolitana: «Abbiamo ricevuto rassicurazioni, i lavori al Monsignor Curi dovrebbero terminare in un tempo assai ridotto rispetto alle previsioni annunciateci». Questa mattina, quindi, i rappresentanti d’Istituto chiederanno alla dirigente scolastica «un incontro urgente per rimodulare in modo condiviso la turnazione prevista inizialmente dei doppi turni così da ridurre il più possibile i disagi». Nel frattempo, lo sciopero andrà avanti.
L’Unione degli studenti, Uds, ha poi chiesto alla Città metropolitana il ripristino del tavolo attorno a cui discutere delle criticità emerse al Giulio Cesare-Romanazzi, ma anche una soluzione a quelle espresse dagli studenti del De Nittis dove, nei giorni scorsi, si è verificato il cedimento di un infisso durante le lezioni.

L’ira della dirigente: «Spintonata dai genitori ma io non sono un capro espiatorio»

Non si è sottratta al confronto con i genitori, all’esterno dell’istituto Giulio Cesare-Romanazzi, la dirigente scolastica Rosangela Colucci. Un confronto acceso, durante il quale non sono mancati momenti di tensione: tra le urla, qualcuno le ha gridato contro «vergogna» e, nel trambusto, la preside è stata urtata involontariamente da qualcuno che si trovava accanto a lei, spinto a sua volta da altre persone.
Episodi che hanno profondamente indignato la dirigente, la quale, commentando quanto accaduto con alcuni collaboratori e genitori, ha voluto sottolineare come il dialogo non possa mai degenerare in comportamenti maleducati. «Questo non va bene – ha detto - perché si sconfina nella maleducazione».

Una situazione incandescente figlia dell’esasperazione e del rifiuto dei doppi turni?
«Ragazzi e docenti sono stati avvertiti anche attraverso un organo di loro rappresentanza, che è il Consiglio di istituto, dove un’ampia maggioranza ha conosciuto direttamente il problema, che mi è stato comunicato giovedì, e il Consiglio d’istituto si è tenuto venerdì. I lavori del Pnrr devono finire inevitabilmente e non dipende dalla scuola. La cosa brutta è vedere che alcuni genitori mi hanno spinto. Che esempio si dà ai propri figli? Non penso che sia una cosa corretta».

Non ci sono alternative ai doppi turni?
«Mi hanno proposto un eventuale trasferimento a Enziteto. Ma penso che lo spostamento in altri plessi crei danni. Noi dipendiamo dalla Città metropolitana, non sono la proprietaria dell’immobile. Qui si è deciso di fare lavori che ho trovato avviati dal precedente dirigente scolastico».

Ma è stata l’ispezione dello Spesal a rendere necessari i doppi turni?
«Questa è una leggenda metropolitana. Sono venuti degli organi di controllo in quanto c’è un cantiere in presenza della comunità scolastica. Quindi ci sono i controlli affinché siano sempre dichiarate le giuste interferenze nel Duvri (documento unico di valutazione dei rischi interferenti ndr.). Abbiamo un Duvri con il responsabile del servizio di prevenzione eprotezione di istituto e quindi siamo attenti alla compartimentazione. Questa storia è strumentalizzata. Però è chiaro che qui, man mano che serviranno le aule da ristrutturare, dovrà ridursi la popolazione scolastica del Giulio Cesare. E continuo a dire: il Romanazzi è allocato presso altri plessi, ormai da tempo, in attesa del nuovo edificio».

Per quanto riguarda invece le aule dei laboratori che sono state sacrificate per dare continuità didattica che ci dice?
«Dovevano fare lavori in 15 classi in verticale, inevitabilmente la comunità doveva occupare gli altri spazi esistenti. È logico che abbiamo dovuto rinunciare all’agorà, alla radio web, e ad alcuni spazi che sicuramente sono innovativi. Sentirmi giudicata, ma soprattutto spintonata… Dico che se non ci fosse stata la Digos io sarei caduta per terra. È una cosa ignobile pensare che alcuni genitori stiano adesso approvando questa forma pericolosa di protesta, quando sono stati ampiamente ascoltati attraverso le loro rappresentanze. Ora sono in attesa di conoscere dalla Città metropolitana che altro spazio hanno messo a disposizione».

Ha parlato anche di trasferimento coatto ad Enziteto
«Io parlo di coatto perché intendendo dire: “chi vuole essere trasferito in un altro quartiere?”. Non perché ci sia un pregiudizio, ma qui siamo in una zona centrale. Quindi, come Consiglio di istituto abbiamo ritenuto migliore il sacrificio dei doppi turni di tre settimane, per un indirizzo, e di altre tre per l’altro; peraltro in concomitanza poi delle elezioni, se ci saranno. La cosa che mi dispiace sono le famiglie che cercano di trovare a tutti i costi un capo espiatorio. Il plesso scolastico trarrà dei vantaggi dai lavori del Pnrr e sarà completamente rimesso a nuovo. Se non consentiamo alla Città metropolitana di fare i lavori, poi non dobbiamo lamentarci di strutture vecchie, vetuste, con infissi che cadono».

Qualcuno ha detto che si poteva evitare di fare questi lavori in contemporanea in più plessi scolastici
«Io ho ereditato una fusione. L’ingegnere Bronzini ha voluto fondere due comunità. Noi eravamo la comunità del Romanazzi. Sono orgogliosa d’essere dirigente scolastico, ma mi fa molto male sentire che penso al Romanazzi. Il Giulio Cesare aveva questa grande struttura, ormai vetusta, e i lavori del Pnrr erano già stati avviati».

La protesta interferirà con l’attività didattica?
«Qui fuori ci sono per la maggior parte genitori e alcuni docenti. L’attività didattica si svolge tranquillamente: alcuni ragazzi erano fuori, al cinema, per attività extracurriculari. Stiamo portando avanti anche le certificazioni e soprattutto i percorsi per le competenze trasversali, l’orientamento (Pcto) e gli scambi Erasmus. Dalla prossima settimana, in gruppi, 125 ragazzi andranno a Valencia. Non abbiamo mai sospeso le nostre attività. È logico che il problema strutturale ci crei difficoltà, per cui si è pensato ai doppi turni riducendo l’ora di lezione a 50 minuti. Non avevamo alternativa anche perché la didattica a distanza, la Dad, non esiste più». 

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