il caso

«L’ex Garden Village va restituito ai proprietari»: dopo 28 anni scoppia il caso della Punta Perotti di Cassano Murge

La Cassazione ha annullato la confisca della lottizzazione sequestrata nel 1997, ma nel frattempo il Comune ha trasformato gli edifici in case popolari

A quarant'anni dall’inizio della vicenda e dopo nove processi, è stata revocata la confisca dei suoli sui quali negli anni Ottanta era stata costruita una lottizzazione, ritenuta poi abusiva perché in zona sottoposta a vincolo paesaggistico per la vicina Foresta Mercadante, nel Barese. I terreni, l’ex Garden Village alla periferia di Cassano delle Murge, dovranno quindi essere restituiti dal Comune, che nel frattempo vi ha realizzato un progetto di rigenerazione urbana.

La lunga e articolata vicenda amministrativo-giudiziaria inizia nel 1985. L’imprenditore ottiene l’ok del Comune alla costruzione di un complesso residenziale di 17 edifici. Qualche mese dopo l’avvio dei lavori, un decreto ministeriale sottopone quelle aree a vincolo paesaggistico di inedificabilità. Per via di una variante al progetto, le nuove autorizzazioni devono fare i conti con le ultime norme e quindi la lottizzazione viene dichiarata abusiva. Nel 1997 il complesso viene sottoposto a sequestro. Un anno dopo, il proprietario dei suoli viene condannato e i terreni confiscati. Nel 2001 la Corte di Appello di Bari lo assolve e revoca la confisca. Sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione nel 2002. Passa un altro anno e il processo di appello bis conferma la condanna di primo grado e quindi la confisca. Nel 2004 nuovo annullamento con rinvio della Cassazione. Nel 2006 i giudici di appello, chiamati per la terza volta a pronunciarsi sul caso, dichiarano la prescrizione dei reati, confermando però la confisca dei suoli, resa irrevocabile due anni dopo dalla Cassazione. La proprietà dei terreni confiscati viene quindi trasferita al Comune, che approva un progetto di rifunzionalizzazione degli immobili, destinando una parte alla creazione di spazi dedicati ad attività socio-educative.

La battaglia giudiziaria del proprietario va avanti. Nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara la confisca illegittima, condannando lo Stato italiano a un risarcimento di 10mila euro come danno morale e, nove anni dopo, nel 2024, dispone la restituzione dei terreni quantificando in 100mila euro il danno materiale. Lo Stato fino ad oggi ha provveduto a pagare i risarcimenti ma non alla restituzione dei suoli. L'ultimo ricorso dell’imputato, assistito dall’avvocato Alessandro Dello Russo, è arrivato ancora una volta in Cassazione, con il via libera definitivo dei giudici alla revoca della confisca e la conseguente restituzione dei suoli.

CASSANO DELLE MURGE: IL COMUNE TROVERA' SOLUZIONE 

«L'amministrazione dovrà impegnarsi, in leale collaborazione con le istituzioni competenti, a individuare una soluzione che consenta di contemperare i diritti dei soggetti interessati con la tutela dell’interesse pubblico, in particolare con riferimento alle risorse pubbliche impiegate e alla funzione sociale svolta dagli immobili». Lo dichiara in una nota il Comune di Cassano delle Murge, dopo la sentenza della Cassazione che ha revocato la confisca di alcuni suoli, disponendone la restituzione al proprietario, dove anni fa è stato realizzato un progetto di rigenerazione urbana.

«Nel periodo in cui la confisca era pienamente efficace, - spiega l’amministrazione guidata dal sindaco Davide Del Re - gli immobili sono stati legittimamente assegnati dallo Stato al Comune di Cassano delle Murge, affinché fossero destinati a finalità di interesse pubblico e sociale. In tale contesto, l'amministrazione comunale, agendo nel rispetto della normativa vigente e dei provvedimenti allora efficaci, ha partecipato nel 2019 ad un avviso pubblico ottenendo un finanziamento finalizzato alla ristrutturazione degli immobili e alla loro destinazione ad alloggi sociali. L’intervento è stato regolarmente realizzato e portato a compimento, rispondendo a un concreto fabbisogno abitativo e perseguendo finalità di rilevante interesse collettivo».

«A seguito della sentenza, si è determinata una nuova situazione giuridica, che impone oggi una valutazione attenta e responsabile delle possibili soluzioni» fa sapere il Comune, sottolineando «la propria totale estraneità alla vicenda giudiziaria» e confermando «di aver operato sempre in buona fede, sulla base di atti legittimi e pienamente efficaci al momento delle decisioni assunte». «Ogni determinazione - conclude la nota - sarà assunta nel rispetto della legge, delle pronunce giurisdizionali e dei principi di correttezza amministrativa, con l’obiettivo di garantire la massima trasparenza e la salvaguardia dell’interesse della collettività». 

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