numeri in rosso

Bari, corso Cavour in crisi: vuoti, chiusure e incuria

Davide Lattanzi

Dall’eleganza del Petruzzelli alla trascuratezza degli ultimi isolati. Più di una ventina le saracinesche abbassate da anni. Affittasi è l’annuncio che appare in almeno una dozzina di locali

Un senso di incompiuto, un destino a metà. Nella città che cambia con le grandi riqualificazioni (da piazza Moro alle vie Argiro e Manzoni), il futuro di Corso Cavour resta un po’ in sospeso. La centralissima strada, «sede» del teatro Petruzzelli, si presenta come se avesse due volti.

Frequentata, dinamica, vissuta dai giovani (grazie alla presenza di riferimenti quali il McDonald’s o la celebre gelateria Gasperini) negli isolati che portano dall’incrocio con corso Vittorio Emanuele fino al Politeama, per poi trasformarsi in un contesto decisamente più decadente man mano che ci si avvicina al ponte XX Settembre.

Saracinesche abbassate Passeggiando sulla carreggiata che fronteggia il lato monumentale - dal Petruzzelli alla Camera di Commercio, passando per la Banca d’Italia e l’ex cinema Oriente - si nota una buona distribuzione tra esercizi «storici» (come l’Occhialeria artigianale, Crescenti, Tris, il Caffè Cavour) e grandi marchi (Lju Jo, Nyx, Calzedonia, Camicissima, Scarpissisima, Bershka, Foot Looker, Issimo, Tezenis). Eppure, appena lo scorso maggio, ha chiuso i battenti il celebre «Ulisse», negozio di calzature attivo dai primi anni ‘80.

Sta risorgendo la grande caffetteria Saicaf (ora «Casa Saicaf») che da agosto 2023 (dopo anni di chiusura) è riaperta grazie alla collaborazione tra la tradizionale azienda di torrefazione ed il pasticciere Salvatore Petriella. Attraversando la strada si passa dall’ampia profumeria Douglas, ma pochi metri dopo (tra Sovrani Moda, la Parafarmacia Cavour, il franchise di videogiochi Game Life) si moltiplicano le serrande abbassate e i locali in affitto.

Una situazione analoga si vede nell’isolato successivo: poche le luci che resistono, molte altre si spengono. A ravvivare il segmento della strada è il frequentatissimo Jerome Chocolat, uno dei rari bar a restare aperto anche la domenica e nei festivi. Proseguendo, i principali riferimenti della zona restano l’ottica Ramosini e la macelleria Manzari, ma, tra gli istituti Pitagora e Scacchi, si vedono soltanto alcuni negozi etnici nel vuoto lasciato da presidi radicati per decenni come l’agenzia Ancona Viaggi.

Degrado e locali in affitto

La situazione si aggrava attraversando la strada e risalendo verso il Petruzzelli. Tantissimi gli esercizi chiusi negli ultimi tempi: lì dove ha brillato per 54 anni (dal 1966 al 2020) la pizzeria Continental del pluripremiato Mimmo Lorusso o dove si riunivano i cinefili per affittare le Vhs o i dvd da Leofilm, o, ancora dove, una clientela affezionata si ritrovava alla Caffetteria Cavour, ora è tutto buio, tra mattonelle rotte, buche e passaggi di senzatetto che spesso si fermano sotto il ponte.

Le disponibilità di locali sfitti da anni si intensifica fino a giungere in prossimità dell’agenzia di viaggi Fifth Avenue o a Primigi (catena di calzature per l’infanzia), mentre poco più avanti faticano a trovare continuità esercizi che magari hanno aperto con grandi speranze per poi chiudere dopo pochi anni. Lo specchio di una situazione per tanti insostenibile nel parallelo tra costi e benefici. Per immobili di 85 mq, infatti, la richiesta può arrivare anche a 3000 euro. Ritornando verso il teatro Petruzzelli, colpisce un altro spazio da troppo tempo inutilizzato: proprio accanto all’hotel Oriente, dove un tempo sorgeva l’omonimo cinema, nessuno ha più dato vita ad un ampio locale che per qualche anno ha ospitato una sala bingo.

Numeri allarmanti Nel complesso, si contano oltre venti saracinesche abbassate in Corso Cavour: quasi tutte si trovano negli ultimi due isolati che conducono al ponte XX settembre. Almeno la metà espongono il cartello «Affittasi» o «Vendesi», ma gli annunci sembrano cadere nel vuoto. Non c’è traccia di nuovi impulsi, di progetti, di attività nascenti, di cantieri pronti a ristrutturare o costruire ex novo.

La strada da cui passano tutti, nel suo tratto conclusivo lascia una netta sensazione di abbandono. In attesa che si cerchi anche in questa zona un’idea vincente per ritrovare una prospettiva.

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