il caso

Bari, l'odissea di Simona malata di epilessia: «Nostra figlia costretta a vivere reclusa in casa»

rosanna volpe

Simona ha 20 anni, è autonoma dal punto di vista motorio ma non riesce a mangiare da sola e porta il pannolone. I genitori non riescono a trovare un centro diurno riabilitativo in grado di seguirla adeguatamente

Trascorre le sue giornate sul letto con il cellulare. Scorre con il dito i video con la musica più allegra e le immagini più vivaci. È sola, isolata, con pochissime occasioni di contatto con il mondo esterno. Simona ha 20 anni ed è affetta da epilessia grave e da un ritardo mentale. È autonoma dal punto di vista motorio, ma non riesce a mangiare da sola e porta il pannolone.

A casa la gestione quotidiana ricade interamente sui genitori. Per Roberta Clori, 60 anni, e suo marito, ogni giorno è una sfida. Dal 2021 cercano un centro diurno socio-educativo e riabilitativo in grado di seguirla adeguatamente, ma finora la ragazza lo ha frequentato solo per due giorni. I centri organizzano i ragazzi in gruppi da cinque e non prevedono assistenza uno a uno se non in casi eccezionali. Così Simona resta spesso ai margini, senza stimoli e senza compagnia, e trascorre le ore a casa sul letto, guardando lo schermo del cellulare.

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