lA CITTà CHE (NON) CI PIACE
Bari, alla macchinetta automatica h24 del rione Libertà le birre erogate senza bisogno di documento
Alle undici del mattino. Nessun controllo, nessuna mediazione, nessun limite. Un dettaglio solo in apparenza marginale, ma racconta molto di più: i giovani hanno facile accesso all'alcol
Alle undici del mattino, nel cuore del quartiere Libertà, una macchinetta automatica H24 eroga una birra senza chiedere alcun documento. Nessun controllo, nessuna mediazione, nessun limite. È un dettaglio solo in apparenza marginale, ma racconta molto di più: oggi il problema dell’alcol tra i giovani non è soltanto il consumo, ma la velocità e la facilità di accesso, dentro una quotidianità dove il confine tra normalità e rischio si è fatto sottilissimo. Negli ultimi anni, nei pronto soccorso e nei servizi per le dipendenze, emergono episodi che sembrano estremi ma che non sono più eccezioni: assorbenti interni imbevuti di vodka, colliri mescolati agli alcolici, sostanze ingerite o assorbite per accelerare l’effetto. «Non si tratta di mode isolate», spiegano dagli operatori del Ser.D dell’Asl di Bari. «È una ricerca di effetti rapidi, potenti, difficili da controllare. Il corpo diventa un mezzo per aggirare i limiti».
L’alcol come sostanza «invisibile» - L’alcol resta la sostanza più sottovalutata. È legale, socialmente accettata, culturalmente giustificata. Eppure è una droga a tutti gli effetti, con un potenziale tossico e depressivo sul sistema nervoso centrale. «Nei ragazzi l’effetto disinibente iniziale viene scambiato per benessere», spiegano dal Ser.D. «In realtà è una perdita di controllo». Il dato reale, avvertono gli operatori, è sottostimato. Molti consumi non emergono, perché avvengono in casa, per strada, nei luoghi informali. E sempre più spesso l’alcol non viene assunto da solo. «Il poliabuso è ormai la norma: alcol insieme a cannabis, farmaci, stimolanti. Tutto nella stessa serata». A rendere l’accesso ancora più precoce contribuisce anche un marketing sempre più aggressivo e seduttivo, pensato per intercettare i giovanissimi. Birre aromatizzate, bevande dolci e colorate, packaging accattivanti promettono una bassa gradazione alcolica e abbassano la percezione del rischio. «Sono alcolici mascherati. Il gusto dolce copre la presenza dell’alcol e facilita l’assunzione rapida». Tra questi prodotti, un ruolo centrale è occupato dagli alcolpops, bevande «pronte da bere» a base di superalcolici mescolati con succhi di frutta o bibite zuccherate. Si presentano come leggere, alla moda, rinfrescanti, ma contengono alcol in quantità non trascurabile. «Il problema non è solo cosa si beve, ma come e quanto velocemente. Questi prodotti favoriscono la sperimentazione precoce e abituano il corpo all’alcol fin dall’adolescenza».
Ragazzi fragili e scarsa consapevolezza Nei giovani seguiti dai servizi emerge un quadro ricorrente: scarsa consapevolezza dei danni, fragilità emotiva, bassa autostima, uno stile di vita trasgressivo e oppositivo. Spesso l’esordio è precoce e ignoto alle famiglie, che scoprono il problema dopo due o tre anni dal primo consumo. «L’alcol e le sostanze servono a spegnere l’ansia» sottolineano ancora dal Ser.D. «A evitare la paura del presente e del futuro. A sentirsi parte del gruppo». Non è solo sballo: è una forma di anestesia emotiva.
Prevenire prima che diventi dipendenza Per questo oggi diventa fondamentale intercettare prima che il disturbo si strutturi. «La diagnosi di dipendenza arriva in media cinque o otto anni dopo l’inizio dell’abuso. Arrivare prima significa cambiare la storia di una persona«. A Bari sono attivi Centri di diagnosi precoce dedicati a minori e giovani adulti sotto i 25 anni, con équipe multidisciplinari. L’accesso è diretto, senza impegnativa, e viene garantita la riservatezza anche ai minorenni, per favorire la fiducia e la richiesta spontanea di aiuto. Parallelamente, la prevenzione passa dalle scuole e dalle famiglie. «Non basta proibire. Serve parlare, spiegare, costruire consapevolezza».
Una responsabilità collettiva L’episodio della birra erogata alle undici del mattino senza controlli non è una curiosità urbana. È un segnale. Racconta che l’alcol è ovunque e i ragazzi sono lasciati soli a gestirlo. «La prevenzione – concludono gli operatori - non è moralismo. È prendersi cura prima che il danno diventi irreversibile». E forse, prima ancora dei grandi numeri, bisognerebbe ripartire da qui: dalla facilità con cui oggi si può bere, mescolare ed esagerare. Senza che nessuno se ne accorga davvero.