L'allarme

Bari, la denuncia: «Io inseguita e molestata: quanta paura al quartiere Libertà»

Davide Lattanzi

Già il terzo caso al Libertà di donne costrette a rifugiarsi dopo essere pedinate

«Racconto quanto mi è accaduto perché sia d’esempio per tutte le donne: non è giusto aver paura di camminare per strada». Alessandra (nome di fantasia) non vive nel quartiere Libertà, ma va regolarmente a trovare i suoi genitori, in via Tenente Casale. Non ha mai percepito pericolo, fino a al pomeriggio di mercoledì.

«Erano le 17,30 - racconta -, era già buio, ma camminava parecchia gente per strada. Dovevo andare a cena dai miei genitori e stavo percorrendo via Crisanzio. Una persona straniera mi ferma, mi chiede se possiamo parlare. Io non rispondo, tiro dritto, mi alzo il cappuccio, cerco di non girarmi, ma mi accorgo di essere seguita. Così, entro in un supermarket, lascio trascorrere qualche minuto e quando esco non c’è più. Riprendo il cammino, ma dopo pochi passi mi ferma un’altra persona, ancora straniera. L’approccio è identico: mi chiede se possiamo parlare, ma è più insistente. Vado via, ma mi segue e sento che continua a parlarmi e tenta di avvicinarsi. A quel punto chiamo i miei genitori che purtroppo non erano ancora rientrati a casa, spiego loro che cosa mi sta accadendo, ma l’inseguitore non demorde ed è sempre dietro di me. Mi sento assalita dal panico, poi mi accorgo che è aperta l’enoteca B89 in via Crisanzio, così entro lì e lui, soltanto allora, finalmente si dilegua. Io, invece, mi sento paralizzata dall’angoscia, penso di aver avuto una vera crisi. E a distanza di 24 ore mi sento ancora molto scossa.

Eppure, non appena mi sono sentita al sicuro nel locale, ho immediatamente chiamato il 112 che poco più tardi ha inviato alcune pattuglie in perlustrazione». Alessandra non vuole generalizzare, ma implora interventi concreti a tutela delle donne. «Ho 32 anni, ho sempre camminato per queste strade: non penso che esista un problema legato al quartiere Libertà in particolare, né intendo puntare l’attenzione su persone di altri Paesi che magari vengono in Italia per necessità, per lavoro o per sostenere le loro famiglie. Però non è giusto provare la sensazione di doversi guardare le spalle. Ho addirittura pensato che potessi aver attirato l’attenzione perché portavo un rossetto. Ed è una riflessione che mai dovrebbe attraversare la mente di una donna libera. Ho raccontato la mia vicenda per invitare tutte le donne ad aprirsi, denunciare e non nascondere nemmeno episodi in cui si sentano minacciate o molestate».

TERZO EPISODIO IN UN MESE «È il terzo episodio del genere in meno di un mese», afferma Luca Bratta, titolare del B89, nonché consigliere del Municipio 1. «Comincio ad essere seriamente preoccupato. È stata importunata un’altra donna che camminava in via Crisanzio, nonché una ragazza che era semplicemente rimasta fuori dal suo garage. Il quartiere Libertà è popolato da molte comunità straniere, ma per la maggior parte sono composte da lavoratori che magari restano un po’ ai margini del tessuto sociale, ma conducono le rispettive attività. Tuttavia, la presenza dell’area 51 in corso Italia crea oggettive difficoltà che richiedono almeno una presenza più massiccia di controlli e di presidi da parte delle forze dell’ordine. Altrimenti non si rafforzerà mai la percezione della sicurezza. Così come pesa la crisi del commercio: il fatto che ben tre donne si siano rifugiate sempre nel mio locale è un esempio lampante della carenza di attività nella zona».

«NON SPEGNIAMO LE LUCI AL LIBERTA'» «Il problema della sicurezza delle donne riguarda l’intera città: non sarebbe corretto criminalizzare il quartiere Libertà che, invece, negli anni ha cambiato volto su tanti aspetti. Tuttavia, è vero che in alcune zone andrebbe implementata la sicurezza, creata un’illuminazione più efficace, ampliati i controlli. Ma soprattutto occorre un piano complessivo per riportare alla vita le attività commerciali che rappresentano riferimenti irrinunciabili. Sono luci che garantiscono anche noi residenti: non spegniamole e cerchiamo di accenderne di nuove».

Privacy Policy Cookie Policy