il caso

«Gessica morta sulla nave da crociera», la famiglia si oppone all’archiviazione: «Non è stato un suicidio»

La 27enne pasticciera di bordo venne rinvenuta nella sua cabina a settembre 2023: per la Procura di Bari si è impiccata. La difesa: troppi dubbi dalle perizie, forse non era sola. Udienza dal gip martedì 20 gennaio

Ci sono ancora troppi dubbi sulle circostanze intorno alla morte di Gessica Disertore, la pasticciera barese trovata morta il 27 settembre 2023 nella sua cabina sulla nave da crociera Disney Fantasy, mentre si trovava in acque territoriali di Porto Rico. Dubbi che non permettono di ritenere il decesso come accidentale. E' per questo che la famiglia della 28enne nata Triggiano si è opposta alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Bari.

L'avvocato Mariatiziana Rutigliani di Trani, che difende il padre e il fratello della giovane nata a Triggiano, che lavorava nella cucine della nave, ha infatti ricostruito il quadro degli elementi disponibili aggiungendone uno nuovo che - secondo la famiglia - potrebbe mettere in discussione la tesi del suicidio su cui si era fondata la richiesta della Procura. Un elemento che, secondo la difesa dei familiari, non è mai stato valutato né approfondito e che, se confermato, renderebbe prematura – se non infondata – qualsiasi conclusione definitiva sulla causa della morte.

I familiari hanno fin dall'inizio fatto emergere una serie di anomalie, dalla imbalsamazione del corpo eseguita senza consenso e senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria, fino alle gravi discrepanze tra la prima autopsia effettuata all’estero e quella successiva eseguita in Italia, resa parzialmente inutilizzabile proprio a causa delle alterazioni irreversibili del cadavere e dell’assenza di organi fondamentali. L'ipotesi è che Gessica non fosse sola al momento della morte, nella sua cabina. Le perizie parlano - nella tesi della famiglia - di lesioni incompatibili con l’impiccamento, dell’assenza dei segni tipici di un gesto autolesivo e di zone d’ombra sulla scena del ritrovamento, mai documentata fotograficamente. I filmati di videosorveglianza, inoltre, presenterebbero interruzioni inspiegabili e angoli ciechi in momenti cruciali, mai chiariti dagli inquirenti. A rendere il quadro ancora più inquietante sono le contraddizioni nei comportamenti e nelle dichiarazioni di alcuni soggetti presenti a bordo, mai ascoltati o ascoltati solo parzialmente, e una gestione della scena che – secondo quanto denunciato – potrebbe aver compromesso irrimediabilmente la possibilità di accertare la verità.

Il gip Giuseppe De Salvatore ha fissato l’udienza camerale del 20 gennaio per decidere se disporre la prosecuzione delle indagini. Per la famiglia di Gessica Disertore si tratta di un passaggio cruciale: la prima vera battuta d’arresto alla tesi del suicidio e l’apertura concreta alla possibilità che quanto accaduto quella notte non sia mai stato raccontato fino in fondo.

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