L'udienza

Faida tra gruppi mafiosi a Noicattaro: chiesti 16 anni per Giuseppe Annoscia

Nicole Cascione

«Schpidd» è ritenuto il mandante di due tentati omicidi consumati nel 2021

Un’escalation di violenza maturata nella guerra per il controllo dello spaccio di droga a Noicattaro è al centro delle richieste di condanna avanzate dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta «Noja» sui clan Misceo e Annoscia.

Davanti alla giudice Ilaria Casu, i pm Fabio Buquicchio, Daniela Chimienti e Domenico Minardi hanno chiesto 16 anni di reclusione per Giuseppe Annoscia, alias «Schpidd», classe ‘72 e residente a Noicattaro, ritenuto il mandante dell’agguato del 3 marzo 2021. Secondo l’accusa, Annoscia avrebbe ordinato l’agguato nel quale Luciano Saponaro e Luca Belfiore furono raggiunti da numerosi colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata.

Saponaro venne colpito alle spalle, riportando gravissime lesioni, mentre Belfiore fu ferito al fianco e al gomito. Per quell’azione, la Procura individua in Giuseppe Patruno l’esecutore materiale. Un episodio ritenuto dagli inquirenti emblematico della guerra tra clan. Il procedimento coinvolge complessivamente 69 imputati, 52 dei quali hanno optato per il rito abbreviato. Per questi ultimi, le richieste di condanna oscillano tra i 3 e i 20 anni di carcere.

Tutti sono accusati, a vario titolo, di appartenere ai clan Misceo e Annoscia, protagonisti di una violenta guerra per il controllo dello spaccio di droga a Noicattaro e nell’hinterland barese. In particolare, le indagini del Gico della Guardia di Finanza e dei Carabinieri hanno ricostruito un vasto traffico di droga acquistata dal clan Palermiti di Japigia e Madonnella e smistata da Noicattaro verso diversi Comuni pugliesi, con ordini impartiti anche dal carcere tramite cellulari clandestini.

I reati contestati spaziano dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti, dal porto e detenzione di armi fino alla resistenza a pubblico ufficiale.

Nelle precedenti udienze la Procura aveva già chiesto 20 anni di reclusione per Giuseppe Misceo, detenuto a Secondigliano e indicato come capo dell’omonimo clan. Stessa pena richiesta per Luciano Saponaro, ritenuto dirigente e contabile dell’organizzazione, e per Emanuele Grimaldi, considerato il braccio armato del sodalizio. Tredici anni sono stati chiesti per Giuseppe Patruno, dodici per Domenico Anelli, indicato come cassiere e addetto al trasporto della droga. Pene più lievi, pari a 3 anni e 4 mesi, per i collaboratori di giustizia Domenico Porrelli e Mario Stefanelli.

La prossima udienza è fissata per il 16 febbraio.

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