serie b
Bari a mezza via, coraggio o realismo
Al Pisa basta un punto per festeggiare la serie A, i Galletti con il motore in panne
BARI - Corsi e ricorsi. Similitudini, tante. E anche un po’ inquietanti. Un anno fa, di questi tempi, il Bari veniva umiliato a Cosenza al culmine di uno scontro salvezza chiuso con la conta di «morti» e «feriti». Un bollettino di «guerra», per intendersi. E all’orizzonte, la sfida contro un Parma che, un’ora prima di scendere in campo al «San Nicola», ebbe la certezza che sarebbe bastato un solo punto per festeggiare in largo anticipo il gran ritorno in serie A. E infatti finì proprio in pareggio. Senza che in campo ci fu bisogno di dirsi qualcosa. Questione di logica e anche di buonsenso.
Un punto faceva comodo anche a quel Bari letteralmente in ginocchio.
Sono passati dodici mesi e la situazione è praticamente la stessa. Ancora Cosenza. E l’ennesima figuraccia. Forse anche peggiore di quella vissuta con il duo Giampaolo-Di Bari in panchina e la supervisione di Ciro Polito. E sapete cosa propone l’orizzonte? La sfida al lanciatissimo Pisa di Pippo Inzaghi. Pensate un po’, anche ai toscani basta giusto un punticino per dar via alla festa promozione. La festa per la sertie A che, beffardamente e incredibilmente, per il terzo anno di fila rischia di trovare casa al «San Nicola». Anche stavolta non ci sarà bisogno di dirsi qualcosa, nel tunnel che porta sul prato o direttamente in campo. Starà al Bari decidere che tipo di partita sarà. Meglio un punto di «sutura» nel momento più delicato della stagione? Oppure avanti tutta a caccia di spruzzi di gloria sulla stradei playoff? Dipenderà soprattutto da una severa presa di coscienza in casa biancorossa. Quanta forza, atletica e mentale, può mettere sul piatto della bilancia? Un punto, con lividi e ferite ancora sul corpo, non sarebbe una tragedia. Anche alla luce della terrificante mediocrità di un campionato all’insegna del «ciapa no», il senso più puro del tressette a perdere. Dove, ovviamente, non si va piano per scelta, ci mancherebbe. Ma per incapacità. E pensiamo a Catanzaro, Palermo, Cesena, Modena.
Chissà cosa si son detti nel chiuso dello spogliatoio, qui a Bari. Vigilia di silenzi. Non parla Longo, chiuse anche le bocche dei calciatori. Non si fa così, verrebbe da dire in preda alla classica crisi di nervi da frustrazione. Ma, poi, pensi che ormai c’è poco da spiegare dopo trentacinque giornate in archivio. Quando l’allenatore ammette che «non c’è stata ancora una presa di coscienza da parte dei ragazzi» vuol dire che la situazione è «grave ma non seria». Una vecchia giocata da perfetto «10» di Ennio Flaiano, la fotografia più efficace di un momento ricco di imbarazzi. Cos’altro vorreste sentirvi dire, cari tifosi del Bari? No, stavolta è meglio il più gelido dei silenzi. Lasciando che la parola resti solo al campo. Quello che, a Cosenza, ha fatto scena muta. E che è stato più doloroso di un cazzotto in faccia.