serie b

Il Bari vuole «correre» a Brescia senza paura

antonello raimondo

Mister Longo cerca la terza vittoria di fila per alzare l’asticella

BARI - Gira e rigira, poi, alla fine si commette lo stesso errore. Con gare che diventano, tutto d’un tratto, fondamentali e mini cicli all’orizzonte per raccontarsi buona parte della verità. La realtà è che le partite sono tutte uguali. E, quindi, tutte terribilmente importanti. Per caso lo erano meno quelle, consecutive, in casa contro Cittadella e Reggiana? No. E infatti la vigilia fu farcita da valutazioni univoche. Due pareggi deludenti, sì. Ma non in grado di indirizzare il prosieguo dei biancorossi, oggi sesti in classifica e con lo sguardo verso l’alto. Pur senza proclami.

Ora è il turno del trittico Brescia-Cesena-Pisa. Emiliani e toscani sono davanti al Bari, i lombardi appena dietro. Le sfide sono tutte importanti perché ogni occasione è quella buona per mostrare crescita collettiva e progressi individuali. L’avversario conta relativamente, anche se è scontato che battere un avversario quotato lasci in eredità sensazioni diverse sul piano strettamente umorale. Dentro e fuori dallo spogliatoio. A Brescia ci sarà battaglia, poco ma sicuro. Con la squadra di Maran che non attraversa un momento brillantissimo, tra assenze e qualche prestazione infarcita da errori. Ma assolutamente decisa a sfruttare l’occasione per rialzare la testa e costruirsi un finale d’anno all’altezza delle ambizioni del patron Cellino.

Il Bari ci arriva benone a questo esame in terra lombarda. E non solo per le due vittorie consecutive messe a «verbale» dopo aver battuto Salernitana e Cittadella. La squadra è in salute, recupera una pedina chiave come Benali e mostra ampi margini di crescita, soprattutto alla voce «gestioni». Che, poi, chi l’ha detto che sia solo una questione mentale? Ma davvero, a certi livelli, bisognerebbe credere che andare in vantaggio tolga ai calciatori l’attenzione e il focus necessari per manovrare lo sviluppo della partita senza doversi ritrovare ogni volta con l’affanno? Il problema, semmai, è di tenuta. Il Bari fatica a essere intenso per lunghi periodi e un po’ ci sta, evidentemente. Anche guardando la questione atletica, che inevitabilmente viene chiamata in causa dai ritmi tenuti in alcune fasi del match.

Poi, però, ci sono gli errori. Spesso tecnici, a volte anche tattici. E sono queste le vere cause di alcuni cali vistosi. Non certo l’eccessiva sicurezza. Prendiamo la partita contro il Cittadella. Già dopo un quarto d’ora c’è stato una prima involuzione. Troppo il campo concesso ai veneti, non proprio fenomeni del pallone. All’intervallo, immagiamo un Longo desideroso di farsi «sentire». Non saranno state rose e fiori, anzi. Quindi, guardia alta e nessun eccesso di sicurezza. Eppure sono arrivati due gol del Cittadella e qualche altro brivido. Questione più profonda, dunque. Anche perché ripetuta nel tempo.

Il Brescia non è malaccio ma nemmeno una corazzata. Si gioca ad armi pari. Bari favorito, forse. A patto di «gestire» sbagliando il meno possibile. Come ha insegnato Salerno.

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