Martedì 03 Agosto 2021 | 18:57

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La decisione

Estorsioni e truffa a società porto di Bari, chieste 9 condanne per affiliati clan Capriati

Sabino Capriati, figlio del boss Filippo, si sarebbe in più occasioni assentato dal luogo di lavoro con la complicità dei sodali Vito Genchi e Giovanni Rossini. Tutti e tre ora rischiano la condanna a 3 anni di reclusione

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BARI - La Dda di Bari ha chiesto nove condanne a pene comprese tra i 7 anni e 6 mesi e i 3 anni di reclusione per altrettanti imputati, vicini al clan Capriati di Bari, nel processo su estorsioni a commercianti, falso e truffa ai danni della società barese che gestiva i servizi nel porto. In particolare Sabino Capriati, figlio del boss Filippo, si sarebbe in più occasioni assentato dal luogo di lavoro con la complicità dei sodali Vito Genchi e Giovanni Rossini. Tutti e tre ora rischiano la condanna a 3 anni di reclusione. Stando alle indagini della Polizia, coordinate dal pm Fabio Buquicchio, il clan aveva assunto di fatto il controllo del servizio di assistenza e viabilità all’interno del porto di Bari, potendo contare su dipendenti compiacenti.

Tra gli imputati c'è anche un ex funzionario dell’Agenzia delle Entrate, Emanuele Pastoressa, che rischia 3 anni di reclusione, accusato di concorso in estorsione per aver prospettato una verifica fiscale ad un imprenditore se non avesse pagato 50 mila euro al clan. Chiesti 7 anni di reclusione per Nunzia Loseto, accusata di estorsione ad un commerciante. Infine per detenzione e spaccio di droga, la Procura ha chiesto quattro condanne per i pregiudicati Mario Ferrante (7 anni e 6 mesi), Carmelo Recchia (7 anni), Vito Antonio Cutrofo (6 anni) e Fabio Colasante (3 anni). Si tornerà in aula il 7 luglio per le arringhe difensive.
Nell’ambito dello stesso procedimento sono già stati condannati in primo grado con il rito abbreviato altri 24 imputati, tra i quali il boss Filippo Capriati, nipote dello storico capo clan Antonio.

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