Serie B

Bari, a Cesena batti un colpo. Longo in trincea per iniziare la risalita

ANTONELLO RAIMONDO

Il presidente De Laurentiis gli ha dato carta bianca dopo una lunga e proficua telefonata che è servita a cancellare qualche vecchia incomprensione e a porre le basi per un finale di stagione diverso sotto tutti i punti di vista

Semplicemente Moreno Longo. Accade di rado che un allenatore appena salito sul ponte di comando dia subito la sensazione di essere in pieno controllo. Emotivo, prima di tutto. In questo momento il Bari è soprattutto lui. Alla guida di una squadra «divorata» da un mercato che prometteva «ribaltoni» e che, alla resa dei conti, sta tenendo fede alle aspettative. Longo ha la fiducia di tutti, soprattutto quella di Luigi De Laurentiis. Il presidente gli ha dato carta bianca dopo una lunga e proficua telefonata che è servita a cancellare qualche vecchia incomprensione e a porre le basi per un finale di stagione diverso sotto tutti i punti di vista. Molto più di un allenatore, il buon Moreno. Anche manager, all’occorrenza. Sicuramente una figura di riferimento a trecentosessanta gradi. Com’è giusto che sua in piena bufera. E la «C», terribilmente, dietro l’angolo.

Longo riparte da Cesena. Alla guida di un’«utilitaria», pure intristita. Un anno fa ci si divideva sulla fattibilità dell’obiettivo playoff. Oggi c’è solo da salvare la faccia. E non c’era nessuno più capace di Moreno per inseguire quella che sarebbe una vera impresa, ovvero la salvezza. Forse addirittura un «miracolo» guardando allo spettacolo indegno andato in scena finora. Servirà il «bastone», certo. Per rimettere un po’ di ordine in uno spogliatoio in chiaro stato confusionale. Ma anche la «carota», alla voce psicologia. Il tecnico piemontese dovrà cercare di ricostruire più di qualche «testa». C’è bisogno di tutti, non solo di rinforzi.

Il Cesena è una realtà, poco da fare. Una squadra costruita con idee ispirate, molto ben assortita e soprattutto dotata di freschezza. A guidarla c’è un vecchio amico del Bari, quel Michele Mignani che due anni fa qualcuno ha cercato di far passare per «bollito» ma a cui, invece, riesce ancora benissimo di incidere. Le sue creature hanno, da sempre, il dono della semplicità. Non ci si inventa nulla, insomma. Lontano anni luce da proclami e fastidiosi «sfarfalleggiamenti» sul calcio. Che si evolve, vero. Ma che resta semplice. Proprio come lui, quel Mignani che riesce a «correre» senza guardarsi avanti nè dietro. Gli altri parlano, lui fa calcio e gestisce. Con il linguaggio del campo e forte di quello «stile» che ormai s’è perso, merce rarissima in un mare di arroganza e ignoranza. Se anche a Bari l’avessero saputo che la semplicità paga...

La «mano» di Longo, già. È tornato carichissimo. Per ora più gestore che allenatore. C’è da spiegare prim’ancora che da provare a costruire. Il tempo stringe e l’imperativo si chiama squadra. Ne serve una alla svelta. Che abbia «fame» e ferocia, umiltà e coraggio. Il «noi» farebbe la differenza. Ma non può essere solo un comodo scioglilingua. Piuttosto, uno stato d’animo che non ti lascia mai. A Cesena sarà fondamentale usare la testa. Magari anche accettando che ti saltino addosso e sembrino più forti. Le partite si vincono andando oltre. Sapendo aspettare il momento giusto. Guardando sempre in faccia l’avversario. Anche col mare mosso. E la tempesta dietro le nuvole. Basterebbe, forse, ricordarsi il valore di una maglia che nessuno può permettersi di oltraggiare. Ha ragione Longo, qui servono uomini. Veri, però. Chi non se la sente. Chi non ce la fa. Alzino la mano. È questione di rispetto. E anche di dignità. La gente del Bari saprebbe esprimere gratitudine.

Privacy Policy Cookie Policy