Serie B
L'ex del Bari Bergossi non fa sconti: «Ai biancorossi serve qualità»
Mentre il calciomercato invernale apre ufficialmente i battenti, il club si trova a un bivio delicato. «Calciatori non all’altezza. Una piazza che non è per tutti»
Mentre il calciomercato invernale apre ufficialmente i battenti, il Bari si trova a un bivio delicato: intervenire con pochi innesti mirati per correggere le criticità emerse nel girone di andata, o tentare una rivoluzione più radicale della rosa, rischiando però di destabilizzare equilibri già fragili. La squadra biancorossa, reduce da una prima metà di stagione ben al di sotto delle aspettative, deve fare i conti con una difesa vulnerabile, un centrocampo incapace di imprimere ritmo ed un attacco che ha faticato a trovare continuità. La sfida non è solo tecnica, ma strategica. Come, cioè, costruire una squadra capace di uscire dalla zona playout, restituendo dignità a una stagione finora deludente, senza compromettere la stabilità del gruppo e il morale dei giocatori.
In questo contesto, il ruolo del calciomercato invernale diventa cruciale. Non si tratta semplicemente di colmare lacune evidenti, ma di individuare profili che possano integrarsi rapidamente, garantendo efficacia immediata e continuità. L’intervento di Alberto Bergossi, ex calciatore del Bari e oggi procuratore sportivo di lungo corso, si propone di fare luce su tali questioni. Dalla strategia di mercato più indicata alla gestione dei talenti, dall’analisi dei singoli reparti ai possibili scenari per il futuro prossimo.
Bergossi, partiamo dall’attualità. Il primo rinforzo del Bari arriva in difesa. Cosa ne pensa di Cistana?
«Ha giocato poco nello Spezia. Il giocatore mi piace. Bisogna vedere come sta fisicamente e con la testa. Credo che le parti abbiano trovato una intesa precisa, anche sugli obiettivi. Parliamo di un buon giocatore».
La difesa ha mostrato fragilità e in tante partite ha sofferto. Vicari e Nikolaou hanno ampiamento deluso. Quanto è urgente intervenire e cambiare uomini senza destabilizzare troppo l’equilibrio del gruppo?
«Qualche cambiamento va contemplato. Non si può affrontare il girone di ritorno rimanendo nell’attuale deficitaria posizione di classifica. Non dico che il Bari debba stazionare tra le prime quattro, ma quantomeno tirarsi fuori dai bassifondi».
Per uscire dalla zona playout e dare dignità a una stagione finora complicata, quali interventi sul mercato o in campo ritiene prioritari nei prossimi giorni?
«In estate, ragionando a monte, occorre pensare di portare dei giovani dal proprio serbatoio in prima squadra. Adesso, a gennaio, bisogna prendere un difensore centrale aggressivo e in grado di comandare la difesa. Anche un paio di centrocampisti non guasterebbero. Servono subito calciatori che stiano giocando e siano pronti fisicamente e mentalmente. Non chi è a casa o fermo da due mesi. La scelta spetta a Vivarini che immagino abbia già parlato con Magalini e Di Cesare. In effetti, qualcosa va cambiato».
Conviene puntare su pochi innesti mirati o è il caso di pensare a una rivoluzione più ampia della rosa?
«Non ci sarà la rivoluzione. Arriveranno dei correttivi per mettersi in una posizione più tranquilla, perché la B può sorprenderti in maniera negativa».
A suo avviso, la società ha sbagliato qualcosa nella pianificazione estiva, oppure la rosa attuale può ancora esprimersi al meglio con alcuni aggiustamenti?
«Se lavori a gennaio vuol dire che non lo hai fatto bene a luglio. Ho visto diverse partite dei biancorossi riscontrando, purtroppo, giocatori non all’altezza. Non tutti possono giocare nel Bari, non solo per questioni tecniche. La piazza giustamente pretende. Presi singolarmente, i valori non mancano. Ma messi insieme non rendono».
Oltre alla difesa, anche il centrocampo sembra avere poche idee e poca capacità di cambiare passo.
«Anche in questo caso chi fa parte del gruppo attuale deve compattarsi, unire le forze e aiutarsi a vicenda. Alla fine, basta poco per ribaltare una situazione difficile».
Castrovilli e Partipilo finora non hanno inciso come ci si aspettava. Secondo lei il problema è di forma, di ruolo, o piuttosto di adattamento al campionato?
«Castrovilli è tra i pochi a provarci. Credo si renda conto che non sta dando quello che da lui ci si aspetta. La mancanza di risultati della squadra non ne favorisce il rendimento. Anche Partipilo, che negli anni scorsi ha dimostrato di essere valido per la B, sta deludendo».
L’attacco è fermo da diverse giornate, con Moncini in difficoltà e Gytkjaer poco continuo. Quali profili servirebbero per rendere l’attacco più incisivo e affidabile?
«Al Venezia, Gytkjaer mi piaceva tantissimo. A Bari, invece, sta facendo grande fatica. Sembra un altro giocatore. Davanti si è fatto troppo poco. Se entra qualcuno, altri dovranno andare via. Avere anche in attacco una faccia nuova, che non si porti dietro il peso di mesi vissuti negativamente, può aiutare la causa. La contestazione contro la società condiziona anche l’esterno».
Il passaggio da Caserta a Vivarini può portare anche a un cambio di uomini, oppure pensa sia più efficace lavorare sugli stessi giocatori per migliorare il gioco?
«Il cambio di allenatore non ha agevolato la ripresa veloce e brillante. Ogni settimana c’è da soffrire. Vivarini deve indicare la strada a dirigenti e spogliatoio. Penso abbia chiesto rinforzi alla proprietà. Resta da capire se saranno disposti ad accontentarlo. Alla ripresa ci sarà la Carrarese, una squadra dove corrono tutti come dei folli. Per cambiare il passo, servirebbe che entro il 10 gennaio arrivino due, tre innesti pronti».
Guardando tra A e B, quali opportunità concrete offre il mercato per rinforzare il Bari con giocatori che possano fare subito la differenza?
«Nella mia agenzia, abbiamo diversi profili di valore. Col Bari, da quando non ci sono più i Matarrese, lavoro poco. Non vedo grandi aperture. I De Laurentiis seguono un loro circuito. Alle volte si propongono giocatori non all’altezza. Al Bari io porterei solo elementi forti e di personalità».