Astrofisica

Ricercatori salentini individuano il pianeta extrasolare più vicino

Ecco la «Superterra di Halloween»

di MAURO CIARDO

Gli astrofisici salentini scoprono il pianeta extrasolare più vicino alla Terra e incorniciano un altro record mondiale. È stato un team di scienziati composto da ricercatori dell’Università del Salento associati all’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) e all’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare), che da anni studia il fenomeno delle lenti gravitazionali, a scoprire l’esistenza di un pianeta lontano «solo» 1240 anni luce dal nostro e al quale è stato dato il nome «Feynman-01», in onore del famoso fisico e premio Nobel statunitense Richard Phillips Feynman. Il gruppo di studio è composto da Achille Nucita, Domenico Licchelli, Francesco De Paolis, Gabriele Ingrosso e Francesco Strafella.

L’osservazione del corpo celeste è avvenuta nella notte del 31 ottobre scorso attraverso un telescopio collocato a Gagliano del Capo, dove si trova un osservatorio diretto da Licchelli. Solo ieri, dopo mesi di prove e riscontri incrociati, tra cui quelli dei loro colleghi russi Natalia Katysheva e Sergei Shugarov dell’Istituto astronomico Sternberg di Mosca, la notizia è stata resa nota portando l’équipe leccese a bissare il successo dopo un’importante scoperta del 2009.

La «Superterra di Halloween» (come è stato simpaticamente etichettato il nuovo pianeta scoperto dai tetti di Gagliano), fa parte di un sistema pesante due volte e mezzo il nostro sole e costituito da una stella (probabilmente una nana bruna) intorno alla quale ruota questo pianeta extra-solare che ha una massa compresa nell’intervallo tra 3 e 16 masse terrestri.

Il telescopio, localizzato nell’area urbana di Gagliano (in via dei Mille), la notte di Halloween era puntato verso la costellazione del Toro per l’osservazione mirata (in gergo tecnico si chiama follow-up) di una sorgente gravitazionale (classificata TCP J05074264+2447555). L’andamento della curva di luce della sorgente (ovvero la variazione nel tempo della luminosità osservata a Terra) aveva portato gli astronomi a considerarla come un possibile evento di micro lente gravitazionale (o microlensing), vale a dire un effetto di distorsione della luce quando un corpo passa nelle vicinanze di un altro con massa più grande.

Ad rendere ancora più complicato il lavoro degli astronomi salentini in questo caso è stata anche la posizione del pianeta, in un punto dell’Universo scarsamente «abitato». L’evento infatti, non è stato identificato verso un agglomerato di stelle, ma in direzione della costellazione del Toro dove la densità di stelle che possono fungere da sorgente o da lente è talmente bassa da rendere trascurabile la probabilità che si verifichi un evento di microlente. In questo caso la stella sorgente è un oggetto posto a 2300-2600 anni luce di distanza dalla Terra. La prova che i calcoli erano esatti è arrivata quando i risultati dei salentini si sono sovrapposti a quelli del centro astronomico russo. Ma i pugliesi sono arrivati primi.

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